musica



Il CD del QUARTETTO NAZIONALE è in vendita on line.....


CLICCA QUI
per acquistarlo.



_______________________________________________________________________________________________





Parlare di musica non è una cosa facile soprattutto oggi dove sembra che ci sia tanta gente che se ne occupa, ci sono tanti che ne parlano, forse troppi e con troppa facilità, ma avendo dedicato buona parte della mia esistenza a cercare di impare qualcosa in questo campo, penso che qui io possa permettermi di dire quello che ne penso, senza alcuna ipocrisia.... e poi se state leggendo questa pagina, forse vi incuriosirà sapere qual'è il mio pensiero.

Allora.....

Il ruolo del musicista all'interno di un gruppo di individui, una società è sempre stato molto importante fin dagli inizi della storia dell’uomo, agli inizi era sicuramente meno canonizzato da regole e nasceva quasi spontaneamente forse per un’esigenza insita proprio nella nostra natura, chissà..... poi con il passare del tempo e con l'evoluzione della società verso modelli sempre più complessi ed interaggenti tra loro, ha subito un graduale cambiamento fino ad essere inquadrato in regole sempre più complicate e dettate dall’evolversi della musica stessa nel tempo ed all’interno delle varie culture.
Questo fatto ha generato nel tempo che, le tradizioni di ogni singolo luogo o gruppo umano, venissero a creare i presupposti per far nascere degli stili musicali spesso molto diversi tra loro ma rispecchianti la cultura e le tradizioni di ogni singola popolazione, per cui i musicisti che si sono tramandati questi stili hanno sviluppato, comportamenti e tecniche strumentali, a volte molto diverse e personali.
Con la scoperta e la colonizzazione dei nuovi continenti, a partire dalla fine 1400, piano piano molte tradizioni musicali si sono fuse tra loro creando nuovi stili e nuovi modelli musicali, la musica brasiliana o il blues nord americano ne sono un esempio.
Questa interazione continua, poi oggi grazie alla globalizzazione sta assumendo aspetti a volte anche curiosi, non ci sarebbe nulla di strano a pensare ad un gruppo Iraniano che suoni il blues, ormai credo che valori e peculiarità di singole culture lontane dalla propria possano essere comprensibili ed assimilabili da tutti gli abitanti del pianeta indistintamente dalla loro collocazione geografica, politica, religiosa. Certo ci sono e ci sono stati forse momenti più prolifici e qualitativamente migliori, ma questa, chiamiamola evoluzione, continuerà a mio avviso per sempre e sarà condizionata sempre di più dalle nuove tecnologie che aiuteranno i musicisti ad esprimersi ed a scambiarsi le proprie intuizioni.

La mia nascita come musicista è stata condizionata ovviamente dal periodo storico-culturale e dall'ambiente nel quale ho cominciato ad avvicinarmi alla musica, prima come semplice fruitore, poi piano piano come strumentista diventando col tempo da semplice passione un vero e proprio lavoro.
A casa mia, quando ero un bambino, stiamo parlando degli anni ’50, la musica si ascoltava alla radio o al massimo su un vecchio giradischi, poi negli anni sessanta con la scoperta della musica “beat”, dei Beatles (tanto per fare un nome) e di tutto il fenomeno musicale di quel periodo, il mio interesse per la musica assunse un aspetto più profondo, più serio.
La pura casualità mi ha portato abbastanza giovane ad entrare in contatto con il mondo professionale e discografico italiano degli anni settanta, anche se questa cosa ha indubbiamente condizionato la mia visione di alcuni aspetti della professione di musicista, io ho sempre cercato di non soffocare mai la parte più istintiva, viscerale, animalesca delle mie intuizioni, nelle scelte sia artistiche che professionali.
Questo aspetto è e rimane per me una cosa molto importante, volendo dire che, anche se si devono a volte accettare e condividere obblighi sia musicali che di rapporti con gli altri musicisti con i quali si collabora, la prorpia visione del modo di fare musica deve rimanere sempre e comunque prioritaria, è l’unico modo per poter esprimere le proprie capacità, se se ne hanno, bisogna avere sempre chiara la linea che delimita un civile compromesso professionale dalla spersonalizzazione della propria identità, e tutto questo deve è può avvenire sempre nel più profondo rispetto delle altrui idee e personalità.

La scelta di uno strumento può essere a volte casuale, per me è stato così, avevo iniziato ad avvicinarmi alla musica pensando ad uno strumento ritmico, il tempo (in senso metronometrico) ha sempre ricoperto un ruolo fondamentale nel mio concetto generale della musica, poi però mi cominciò a mancare l’aspetto armonico e mi avvicinai alla chitarra ed infine approdai al pianoforte.
Non credo ci sia molto da aggiungere su cosa voglia significare lo studio e le potenzialità che questo strumento mette a disposizione a chi se ne innamora.
Il mio percorso nell’ambito di questa scelta, è stato condizionato dalla continua e costante evoluzione della tecnologia nel settore degli strumenti musicali, a cominciare dall’invenzione dell’organo Hammond (che estiteva già quando sono nato, sia ben chiaro….!!!) la cui sonorità mi ha stregato dalla prima volta che l’ho ascoltato e che non smetterà mai di stimolarmi, fino ad arrivare all’uso degli attuali virtual instruments che danno, a chiunque sappia usarli con criterio e buon gusto, una potenzialità espressiva mai avuta nel passato.
Credo che per potersi esprimere un musicista debba liberarsi, a volte, dalla limitazione che un determinato strumento gli impone, nel senso, che ad esempio un pianoforte o una chitarra hanno delle sonorità meravigliose ma spesso limitano il campo espressivo alle peculiarità meccaniche dello strumento stesso, poter spaziare tra tutta le frequenze udibili dall’orecchio umano per riuscire a creare sensazioni sempre diverse, è una cosa che mi ha sempre affascinato moltissimo. La tecnologia elettronica ha aiutato non poco questa ricerca di nuove sonorità, creando strumenti musicali sempre nuovi e con possibilità enormi, i sintetizzatori ne sono un bell’esempio, da quando queste macchine sono entrate a far parte della strumentazione di un musicista le potenzialità di quest’ultimo sono aumentate a dismisura.


......continua.......
 
studio




Il CD del QUARTETTO NAZIONALE è in vendita on line.....


CLICCA QUI
per acquistarlo.



Il mio studio altro non è che un sistema aperto, composto da un computer Macintosh ed una serie di tastiere, expader, effetti vari. Forse chiamarlo studio non è corretto, anche se ha comunque una sala di ripresa separata ed è collegato con le altre sale del complesso dove è sito. Diciamo che è una stanza un po' vintage, si respira odore di fender e di valvole, dove poter registrare le idee con tutta calma usando le più moderne tecnologie e strumenti che hanno più di trent'anni.

Uso un mixer analogico, innanzitutto perché mi piace il suo suono, poi perchè la sua funzione è solo per riascoltare e per fare dei rough-mix durante la lavorazione; ho organizzato questo sistema Vintage, proprio per poter fare con la dovuta calma, rilassatezza e concentrazione, una ottima pre-produzione cercando il suono migliore dallo strumento più idoneo e per poter registrare tutte le tracce necessarie al brano su cui si sta lavorando, dopodichè per il mix finale si passa allo Studio 4, provvisto di una consolle NEVE VR 60 ch, sistema Pro Tools HD ed outboard a livello, con la quale è possibile aggiungere, ad una preproduzione se fatta bene, ulteriore potenza e qualità.
Ritengo che per ottenere un buon risultato bisogna comunqe coinvolgere altri professionisti nella realizzazione di un progetto e l'apporto di un fonico, credo continui ad essere un passaggio importante e vitale.
L’abitudine di usare un mixer analogico mi è rimasta, dall’esperienza di lavoro negli studi di registrazione, iniziata negli anni settanta ed anche se ormai le tecniche digitali vanno verso determinati protocolli io resto, adeguandomi a quest’ultimi ovviamente, sempre un po’ legato ai vecchi sitemi che, a mio avviso, oggi grazie proprio alle nuove tecnologie possono dare ancora moltissimo.
Gli apparati che formano il mio studio sono ovviamente in continua evoluzione, ma tutti gli strumenti con i quali mi sono trovato bene in tutti questi anni, restano sempre li, a cominciare dall'Organo Hammond, dal Fender Rhodes, Mini Moog ecc...

Attualmente il sistema è formato da:

1 computer Macintosh G4 dual processor da 1,3 Gb.
1 Monitor Cinema Display da 23 inch
1 Interfaccia MOTU 2408
1 Adat XT (per avere altro 8 uscite analogiche)
1 Mixer Mackie 32-8
2 Monitor Genelec
2 Yamaha NS10 con aplificatore Yamaha CA-1010
2 Dynaudio Acoustic BM 15A con Subwoofer BX30
2 Auratone
1 Lexicon PCM60
2 Roland Dep 5
1 Muse RECEPTOR dove girano tutti i Virtual Instruments e molti audio Plug-in (vedi lista dei Virtual instruments e Plug-in)
1 Roland JV 1080
1 Roland JV 2080
3 Oberheim Matrix 1000
1 Emu Vintage Key
1 Yamaha TX816 (con 8 moduli)
1 Roland Vdrums
1 Yamaha R8-M
1 Yamaha DX7
1 Yamaha DX7 II FD
1 Yamaha Motif ES6
1 Yamaha P90
1 Oberheim Matrix 12
1 Roland JD 800
1 Hammond A 100 con Leslie 122
1 Korg XB3 con Leslie 760
1 Piano Fender Rhodes Mark II 88 Suite Case
1 Piano Fender Rhodes Mark I 88
1 Honner Clavinet D6
1 Mini Moog Model D
inoltre all'interno degli studi Lead sono presenti vari organi Hammond:
A100 con Leslie 147
B3 con Leslie 122
C3 con Leslie 760
Model A (una vera rarità è il N° 52 costruito nel 1935) con Leslie 122

Il sotware con il quale lavoro ormai da 20 anni è il Digital Performer abbinato ad un altro software della MOTU, lo Unisyn per la più comoda gestione dei parametri di qualsiasi tastiera MIDI direttamente dal computer. L’abbinamento con un sistema come Reason mi permette si aggiungere altre potenzialità al sistema.
Una macchina che ho aggiunto negli ultimi tempi e che mi sta dando molta soddisfazione è il Receptor della Muse Research distribuita in Italia da Rod'sGarage, macchina che trovo molto intuitiva, utile e potente.
Tutti i Virtual Instruments e gli audio Plug-in sono allocati in essa, rendendo la CPU del computer molto più snella, alleggerita dal fatto di non dover far girare alcuni Virtual o Plug-in a volte molto pesanti. Con questa semplice trovata non è più necessario avere dei computer ultra potenti in quanto tutta la fatica di far girare i Virtuali la fa la CPU del Receptor.

Lo studio è a Roma ed è inserito in un complesso molto ampio composto di altre 4 sale di registrazione Lead Recording Studios dove è possibile l’utilizzo degli altri studi per registrazioni anche di grosse formazioni orchestrali e con standard qualitativi molto elevati.

::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::









______________________________________________________________________________________________

Ma il concetto di studio (home/personale...chiamatelo come volete) è nato solo con l'avvento dei primi personal computer e del MIDI, prima bisognava recarsi presso degli Studi di Registrazione in quanto solo la era possibile poter registrare in modo professionale e in quei casi il m io set-up variava a seconda delle occasioni e del budget a disposizione, molti strumenti venivano noleggiati di volta in volta, visti anche i costi esorbitanti per il loro acquisto.

Qui ad esempio (siamo nel 1977) sono allo studio Quattro 1 di Claudio Mattone, durante la registrazione della colonna sonora del film di Mario Bava "Shock", il set è composto solo da un Mellotron, un Omni ARP ed un Mini Moog



_________________________________________________________________________________________

Qui invece , sempre nello stesso anno, sono all'RCA studio C durante la registrazione di un album di Renato Zero, il set è molto più vario:
-ClavinetD6
-OmniARP
-Mini Moog
-Piano Wurlitzer
-Synth Thomas
-Mellotron
-Polymoog




______________________________________________________________________________________________

Comunque, con l'avvento del Computer questo era il mio primo home-studio nel lontano 1985, per registrare cose audio usavo un 4 piste a cassette della Teac, su una pista c'era il codice SMPTE che sincronizzava un Apple IIe , il quale grazie ad un programmino fatto a casa dal mio amico Maurizio Guarini, faceva suonare i vari Expander (Yamaha Tx816, 4 expander della SIEL, Batteria Yamaha RX11 e la DX7.
Molti brani di successo sui quali ho avuto la fortuna di lavorare (da Venditti a Mike Francis) sono stati realizzati con queste semplici macchine,






______________________________________________________________________________________________

Già un paio di anni, dopo siamo nel 1987, le cose erano migliorate e di parecchio qui oltre agli expander della Yamaha (il Tx 816, che mi sono portato appresso per tantissimi anni) ci sono già i primi Campionatori AKAI il mitico S1000 e qualche processore di effetti digitali, Il Computer è cambiato e questo è un Atari ST40, che per l'epoca faceva faville....oltre , finalmente ad una Master Keyboard pesata (quella in foto è una Fatar 88plus)






____________________________________________________________________________________________


Qui siamo nel 2004,



_____________________________________________________________________________________________


........continua.........








:::::
 
mare





Il mare con la sua vastità, la sua potenza, la sua bellezza ha sempre esercitato una grande attrazione su l’uomo, forse perché dicono che la vita sulla terra sia arrivata proprio da lì, chi lo sa, in ogni caso io ne sono sempre stato affascinato, attratto, stregato.

Ho sempre immaginato che le acque che lo compongono uniscono senza barriere o confini tutti i popoli di questo pianeta, ogni volta che sto su una spiaggia, un litorale non posso fare a meno di pensare che partendo da quel determinato punto potrei arrivare in qualsiasi punto del mondo, forse è la rapprestazione più diretta ed immediata del concetto di libertà

Ho sempre ammirato i grandi navigatori del passato e le loro eroiche esplorazioni, ma anche i semplici marinai che passano la loro vita, lavorando tutti i giorni con il mare. Da piccolo essendo nato tra le montagne dell’Abruzzo non ho avuto modo di avvicinarmici più di tanto, ma poi da grande mi sono rifatto.

Un modo per imparare a conoscerlo, amarlo e rispettarlo può essere ad esempio, quello di navigare (meglio se a vela però....).
Io ho cominciato abbastanza tardi a dedicarmi a questa passione partendo con l’imparare ad andare sul wind-surf ed apprendedo i primi rudimenti dell’arte della navigazione.
Poi dall’incontro con la mia attuale moglie, l’andar per mare è diventato pian piano un elemento cardine della mia esistenza.
Dalle semplici crociere sono arrivato lentamente ad avvicinarmi alle regate, dove mi sono accorto immediatamente che il solo amore per la vela non basta, per potersi dedicare a questo sport, anche solo in modo dilettantistico, bisogna arrivare a conoscere, impare e studiare una quantità di cose inimmaginabile, ci sono alcuni che, beati loro, per doti naturali, queste cose le aquisicono in fretta, in pratica è come se le avessero sempre sapute, mentre per tutti gli altri mortali, l’esperienza, la passione e la dedizione può portare ad una conoscenza sempre maggiore delle tecniche di navigazione e conduzione di una barca, ma raramente ad essere dei fuoriclasse, io appartengo a questa seconda categoria.
In ogni caso il periodo di apprendimento dell’arte di navigare non avrà mai termine, di questo possiamo esserne certi.

Comunque in tutti questi anni ho avuto l’onore ed il piacere di navigare con tanta gente forte, da campioni olimpionici a navigatori oceanici ed ognuno di loro mi ha sempre insegnato qualcosa sia come marinaio che come uomo.

A dirla tutta il primo approccio con questo ambiente l'ho avuto cominciando ad immergermi, prima in apnea e poi con l'ARA (sarebbe le bombole, ma all'epoca si chiamava Auto Respiratore ad Aria) e ricordo perfettamente che nei primissimi anni settanta si potevano fare delle incredibili immersioni anche alle nostre latitudini, il mare era molto diverso da quello che è oggi.
Poi, avendo sempre negli occhi i documentari di J.Cousteau o di F. Quilici, sono finalmente riuscito ad andare a mettere la testa sott'acqua in tutti gli Oceani del nostro pianeta e mi sono ricordato perché mi ero innamorato del mare....



:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

....qualche ricordo....
 
set up
Il CD del QUARTETTO NAZIONALE è in vendita on line.....


CLICCA QUI
per acquistarlo.



Il set-up di un tatierista è una cosa molto importante, perché dagli strumenti di cui è compsto si può capire verso quale mondo musicale egli è proteso.
Oggi con la tecnologia che avanza senza sosta questo aspetto è in continua evoluzione, anche se però ci sono degli strumenti dei quali non credo si possa fare a meno, per lo meno per me è così.

Il mio set-up può variare a seconda delle diverse esigenze, lavorando a volte in contesti spesso molto diversi tra loro, però ormai da tanto tempo mi sono stabilizzato su una base che cerco di imporre nelle varie situazioni, anche perché ci sono degli strumenti che sono i miei veri strumenti, sono quelli che amo suonare di più.

Come primo, metto il mio prefrito in assoluto, quello con il quale ho iniziato, l’organo Hammond, anche se, ma solo per questioni di migliore gestibiltà, spesso uso degli strumenti diciamo “Virtuali” che se amplificati attraverso un vero Leslie (io ho un 760), riesce ad avvicinarsi moltissimo alla sonorità di un vero Hammond, a volte ho delle difficoltà anch’io a distingere quello vero da quello “falso”.

Come secondo strumento il mio preferito è il pianoforte, normalmente, quando non è possibile usare un pianoforte vero, uso uno Yamaha P90, fino a qualche tempo fa il migliore per quel che riguarda qualità-prezzo.
Ora però grazie alla possibilità di un macchina come il Receptor della Muse Research distribuita in Italia da Rod'sGarage, uso i migliori pianoforti virtuali, che hanno raggiunto oramai ottimi livelli di qualità, ed “Ivory” oggi mi sembra forse il migliore, poi visto che su questa macchina girano agevolmente molti dei migliori Virtual Instruments oggi reperibili sul mercato, credo che possa diventare l'unico modulo da portarsi dietro per assolvere al compito che prima veniva fatto da più macchine.


Ad esempio con i Libra (1973/76) il mio set di tastiere era così composto:

Hammond B3 con leslie 760 e amplificatore Marshall
Fender Rhodes suite case
Clavinet D6
Mini Moog
Solina (primi Archi elettronici)

Mentre dal 2004 al 2007 nel tour Campus Live con A. Venditti era:

Organo (Viscount) con Leslie 760
Piano Yamaha P90
Fender Rhodes
JV 1080
Monitor cuffie Shure D2






___________________________________________________________________________________________



Per il tour Dalla Pelle Al Cuore con A. Venditti (2008/09), il mio live-set si è ridotto semplicemente da un RECEPTOR (distribuito in Italia da Rod'sGarage), sul quale girano alcuni tra i migliori Virtual Instruments oggi in commercio e dall'organo KeyB Duo indiscutibilmente il migliore clone dell'Hammond oggi in commercio.




Il Receptor suona via MIDI grazie ad una master-keyboard 88 tasti pesata, per tutti i pianoforti ed i fender rhodes, e da una tastiera CMI non pesata, per i synth, gli archi ed è provvista di pedale espressione.
Tutti i pianoforti sono quelli di Ivory (attualmente secondo me il miglior pianoforte virtuale in commercio), i Fender Rhodes sono della Native Intruments (Electrik Piano), gli Archi sono quelli della Vienna su motore Kontact e per tutti gli altri synt (pad, bells ecc.ecc.) Atmosphere e vari altri motori.
L'organo viene preso direttamente dall'uscite stereo senza passare per un Leslie perchè il suo effetto rotary ha raggiunto attualmente un livello di emulazione così elevato che ha reso assolutamente inutile, in questo contesto musicale naturalmente, l'uso di Leslie (da microfonare ecc. ecc.) con enormi vantaggi per quel che riguarda la diffusione dal PA.
Inoltre dovendo usare come monitor il sistema Ear-Phone, la mancanza fisica del Leslie, come fonte reale di suono dell'organo, non viene assolutamente percepita.


In studio durante le prove musicali dell'allestimento tour...


(sound check)
prima di uno concerto





(sound check)
Taormina Teatro Greco


____________________________________________________________________________________________



Nel 2009, per il tour di Giorgia (Spirito Libero) ho implementato il set-up del 2008 in base alle esigenze del tour

-Organo KeyBduo
-Receptor 1 (per Pianoforte, Fender Rhodes, ecc. ecc. ecc.)
-Tastiera pesata Yamaha P100 (usata anche come spare per il Pianoforte)
-Yamaha Motif 7
-Controller a tastiera CMS
-Controller dati Notation




____________________________________________________________________________________________


Questo era invece il mio set up dal 1973/76 con i Libra:

-Organo Hammond B3, con Leslie ed uscita diretta sul Marshall
-Piano Fender Rhodes Suite-case
-Honner Clavinet D6
-Solina
-Mini Moog
-Piano Acustico


Foto scattata a Los Angeles (purtroppo unica e di bassissima definizione)



Nella foto sottostante la posizione dell'Hammond con su il Solina e del Rhodes con su il Clavinet sono invertite perché eravamo in concerto con Il Banco del Mutuo Soccorso e dovetti trovare insieme a Vittorio Nocenzi (organista del Banco) una posizione che soddisfacesse entrambi.



____________________________________________________________________________________________



Qui siamo nel 1983 (la foto si riferisce al sound-check del concerto di A.Venditti al Circo Massimo per la vittoria dello scudetto della Roma)

Il set-up è abbastanza ridotto in quanto eravamo in tanti a suonare e c'era anche un secondo tastierista.

-Fender Rhodes
-Polymoog
-Oberheim OBX



Nello stesso periodo in un tour con Riccardo Cocciante il mio set-up comprendeva invece:
-Fender Rhodes Suit-case
-Yamaha Dx7
-4 Expander SIEL
-Tastiera SIEL

Notare che il Piano Fender veniva amplificato da un microfono, con grandissimi benefici per la sua sonorità, in quanto i coni Celestion presenti nella cassa del fender, opportunamente sollecitati, producevano la giusta quantità si saturazione rendendo il risultato finale eccellente!



____________________________________________________________________________________________



Questo era il set-up nel 1986, la tecnologia era andata avanti, i computer cominciavano a far parte integrante di uno spettacolo musicale e credo fosse uno tra i primi, se non il primo tour in Italia dove venivano usati dal vivo computer e sonorità perfettamente uguali a quelle del disco registrato in studio.

Tastiere:
-Piano Roland RD1000
-Master Keyboard Fatar 88plus
-Yamaha DX7
-Roland D50

Expander:
-Yamaha TX816
-Campionatore AKAI S900
-Campionatore AKAI S1000
-2 Expander SIEL

-1 MIxer 24 canali su 8

-2 Computer Apple IIe con software musicale YUK








____________________________________________________________________________________________



Nel 1988 si raggiunse un po' la follia, la tecnologia continuava ad andare avanti e visto anche l'ottimo budget a disposizione per il Tour Mondo di Ladri di Venditti, mi permise di adottare un set-up ancora più complesso.
Tutti i miei suoni venivano caricati e mixati da un computer Mac ( che era appena stato "inventato") attraverso dei mixer preprogrammati con molta accuratezza (durante il lungo allestimento) il Mac, inoltre, suonava anche molte sequenze riprodotte dei campionatori e dagli expanders.
Il risultato fu entusiasmante per l'epoca, credo che eravamo probabilmente la band più tecnologicamente avanzata che girasse in Italia in quel periodo.

Tastiere:
-Piano Roland RD1000
-Master Keyboard Fatar Studio 88plus
-Master Keyboard AKAI MX76

Expander:
-Yamaha TX816
-4 campinatori AKAI S1100
-Oberheim Matrix 1000
-Roland JD990
-2 Mixer digitali Akai Total Recall
-Diversi effetti esterni (Lexicon, Roland, Yamaha)

-Computer Machintosc SE30






___________________________________________________________________________________________



Nel 1992 il set-up era rimasto grosso modo molto simile, erano stati cambiati i mixer MIDI con quelli più moderni dell YAMAHA, aggiornato qualche effetto e qualche tastiera, ma era finalmente tornato l'Hammond, il cui Leslie si ruppe quasi subito però. ma la ditta Lombardi riuscì a farmene uno nuovo con i pezzi che erano restati in magazzino dagli anni '60....



___________________________________________________________________________________________



Qui durante la fantastica militanza con Gli Io Vorrei La Pelle Nera (anni 90 e 100....:-) il live set era composto solo da un Hammond ed un Piano



____________________________________________________________________________________________



Sul finire del secolo, nel tour del 1999 ho cominciato ad usare un clone dell'Hammond costruito dall'Oberheim, qui per concerto allo stadio Olimpico di Roma, mi ero fatto costruire un mobile che inglobava 2 tastiere Oberheim per poter ricreare il doppio manuale, perché ancora nessuno si era messo a costruirlo, suonare un Hammond con un solo manuale è (per lo meno per me) molto difficile, avevo ricopiato un po' la sagoma di un Hammond e da lontano sembrava un quasi uno vero customizzato.....


____________________________________________________________________________________________



Quando poi, come in questo caso (siamo in Canada con Venditti, Maggio 2009) non è possibile avere i propri strumenti, il mio set si riduce al minimo indispensabile:
-Hammond C3 o B3 + leslie 122 ( qui il leslie è stato spostato dietro un tendaggio perché eravamo in teatro e bisognava mantenere un livello di suono di palco quanto più basso possibile)
-un Piano digitale (Yamaha possibilmente)
-una tastiera (Motif o similari)



....lo staff tecnico era abbondante....:-)) ma molto bravi, preparati e solerti...




___________________________________________________________________________________________



Nei concerti con il Quartetto Nazionale invece adopero solo ed esclusivamente l'organo.....



___________________________________________________________________________________________



.....continua......
 
Biografia



Sono nato il 23 Giugno del 1952 a Sulmona, una piccola città nel cuore dell’Abruzzo nota forse più per i suoi confetti che per aver dato i natali ad uno tra i più grandi poeti dell’antica Roma, Publio Ovidio Nasone.
Forse sarei stato anche un buon architetto chissà, se non avessi avuto una fortissima attrazione per la musica. Questa passione manicale mi è cresciuta dentro, piano piano, in modo naturale, senza che nessuno si sia mai prodigato più di tanto per incentivalra; mia nonna mi raccontava che intorno ai 4/5 anni, mi ero fissato a voler sempre giocare con i ragazzini vicini di casa, a "fare l'orchestra", io volevo fare sempre il direttore e costringevo tutti i miei amichetti a far finta di suonare ed io, dall’alto di una cassapanca, li dirigevo dimenandomi come uno posseduto, i miei furono sempre un po’ preoccupati e sperarono che crescendo la cosa andasse a sfumare, ma invece…….
L’evento che sancì, ormai credo in modo irreversibile per questa vita, il mio amore per la musica, avvenne quando avevo circa 12 anni. In un Luna-Park notai, tra i mille suoni/rumori, una strana musica, una cosa celestiale mai sentita prima, in quelle note c’era qualcosa di strano, di magico ma allo stesso tempo anche incredibilmente familiare, rassicurante ed amico, era la musica dei Beatles. Da quel momento non riuscii più a togliermi quei suoni e quelle note dalla testa, ero come ipnotizzato, a 16 anni mi decisi ad imparare a suonare seriamente uno strumento, la scelta cadde sul pianoforte (strimpellavo già da tempo la batteria e la chitarra). L'occasione e l’indirizzo verso questo strumento mi venne data da un sacerdote polacco, organista classico e gran conoscitore del periodo barocco, direttore del coro della Basilica dei SS XII Apostoli di Roma, città nella quale mi ero trasferito ormai da qualche anno.
Mentre i miei amici si dedicavano con accanimento al gioco del pallone, io passavo interi pomeriggi in un salone del convento dei Francescani attiguo alla Basilica, a studiare ed a esercitarmi su un vecchio e sgangherato pianoforte che ormai nessuno suonava più. Quel periodo non durò molto, il metodo didattico non era proprio divertente ed a volte mi annoiavo a ripetere gli studi classici, dopo un po’ cominciai ad imparare andando ad orecchio.
Poi finalmente riuscii a convincere mio padre a comprarmi un organo (in cambio di buoni risultati a scuola)



fui invitato da alcuni compagni di scuola ad entrare a far parte di uno dei vari gruppetti musicali che si formavano come per incanto in quel periodo. Certo il livello era molto dilettantistico ma noi ce la mettevamo tutta e ci divertivamo molto, piano piano cominciò a delinearsi sempre di più in me l'idea che forse sarebbe stato difficile far rimanere questo grande amore un semplice hobby.







Finchè un giorno d'estate del 1970, appena presa la maturità in elettronica, incontrai in uno stabilimento balneare del litorale Laziale, appartente a l'arma dei Carabinieri (avendo mio padre servito lo Stato per tanti anni in quest’arma) un'altro figlio della "Benemerita", anch'egli fissato con la musica e con una buona voce, diventammo immediatamente grandissimi amici, il suo nome è: Claudio Baglioni.
Grazie al fatto che Claudio stava iniziando a lavorare per una etichetta discografica ed aveva la possibilità di fare un disco suo, cominciai a frequentare l'ambiente discografico romano, dei primi anni settanta ed in particolar modo l'RCA,


questa è una foto del 1962 e manca l'edificio degli uffici, il Grande Raccordo Anulare era poco più di una strada provinciale....


Mitico luogo dove si affacciavano già un pò tutti i nomi che avrebbero segnato il fenomeno musicale di quel periodo, ma questo noi all’epoca ovviamente non potevamo assolutamente saperlo, per cui ebbi la fortuna e l'occasione di collaborare ai primi lavori di personaggi come: Francesco de Gregori (il piano forte di “Alice” è suonato da me), Ron (suonai il basso sul “Gigante e la bambina”), Mia Martini, dello stesso Claudio e veder iniziare Antonello Venditti, Renato Zero, Riccardo Cocciante, Fiorella Mannoia, Rino Gaetano. Erano ovviamente degli emeriti sconosciuti e mai avrei potuto immaginare quello che sarebbe accaduto di li a poco.
Claudio registrò il suo primo album importante e subito dopo partimmo per una tournèe di quasi 3 mesi in Polonia, era il 1972.



Quando ritornammo in Italia il disco era schizzato in testa alla classifica.
Durante la lavorazione in lingua spagnola di "Piccolo grande amore" conobbi un certo Federico D'Andrea (chitarrista, compositore ed ottimo cantante) il quale mi propose di entrare a far parte di un gruppo che aveva appena realizzato un disco per la PDU, etichetta discografica dell’epoca appartenuta a Mina, il gruppo si chiamava "Logan Dwigth" e vi facevano parte ottimi musicisti, tra gli altri, Alex Ligtherwood (aveva sunato con i Camel, poi andò con Santana e Brian Auger), Jean Paul Ceccarelli (Sting). Quando ascoltai la loro musica rimasi letteralmente pietrificato nell'udire ritmi, armonie e melodie che avevo sempre in qualche modo immaginato ma mai sentite da un gruppo italiano. Mi tuffai a capo fitto in quell'avventura e piano piano mi allontanai da Claudio, che intanto faceva faville. Purtroppo la vita di Logan Dwigth finì abbastanza presto,come accadeva spesso ai gruppi in quel periodo ma dalle sue ceneri nacque un altro gruppo: i Libra.
Per sbarcare il lunario, oramai avevo superato i venti anni e grazie alle mie conoscenze fatte all’RCA, riuscii a far scritturare la band per il primo vero Rock Musical completamente made in Italy, lo spettacolo si chiamava "Jacopone" ed aveva come interpreti principali Gianni Morandi e Paola Pitagora, era il 1972/73.


Durante quella tournèe taetrale, incontrammo Danny B. Besquet, giovane ed intraprendente produttore milanese (successivamente produsse Nikka Costa, Giants) che si innamorò del nostro sound e ci propose, diventando il nostro manager, tutta una serie di impegni importanti. Realizzammo il nostro primo album, "Musica & Parole". Il disco uscì con la Ricordi (ristampato poi dalla BMG nel 2003) il disco fu prodotto in studio a Milano da Claudio Fabi (produttore della Premiata Forneria Marconi), subito dopo facemmo una tournée italiana, come supporter al "Banco del Mutuo Soccorso", in quel periodo delle vere star. Successivamente grazie anche ad uno spiraglio aperto negli Stati Uniti, dagli amici e colleghi della PFM ed ai sui agganci personali, Danny riuscì a concludere un fantastico cotratto di ben 9 LP con la Motown di Detroit, diventammo così l'unico gruppo bianco (e per giunta non americano) in seno alla più grossa etichetta di soul-music americana.



www.myspace.com/LIBRA


A quel punto ci trasferimmo tutti a Los Angeles. Uscì il nostro primo album nella versione inglese (Words & Music) e ne registrammo subito un altro (Winter day's nigthmare-1975/76). Facemmo un tour promozionale in giro per tutti gli States che ci vide "opening-act" a vari concerti di Frank Zappa, Chicago, Tubes, Steppenwoolf, Thee Immage, fu un’esperienza incredibile, unica ed irripetibile. Non finirò mai di ringraziare tutte le persone che presero parte a questa avventura, per i grandi ed indelebili insegnamenti artistici ed umani che mi hanno regalato. Vorrei rivolgere un pensiero molto particolare al grande Federico D'Andrea che purtroppo mi ha lasciato troppo presto, in una piovosa sera d'inverno, senza aver avuto il tempo di terminare la sua missione di continuare a regalarci le meravigliose sensazioni generate dal semplice ascolto della sua musica.



Durante il periodo negli Stati Uniti ebbi l'opportunità di vedere ed apprendere una enorme quantità di cose che mi sarebbero tornate molto utili in seguito, mi riferisco al modo con il quale secondo me bisogerebbe intendere ed affrontare questo mestiere vuoi come semplice strumentista vuoi come arrangiatore e/o produttore.
Spesso passavo dei pomeriggi a giocare a biliardino contro un certo Richie Blackmoore (Deep Purple, Rainbow), che tra l’altro battevo quasi regolarmente grazie alla mia buona preparzione nel settore dovuta ad anni di interminabili pomeriggi passati all'oratorio. Avevo conosciuto Blackmoore grazie al fatto che lui frequentava, come molti in quel periodo, un certo ristorante molto alla moda nella Los Angeles di quegli anni, il Rainbow su Sunset Boulevard attaccato al Roxy Theatre, ristorante di proprietà di un certo Mario anche lui abruzzese, che forse per campanilismo mi presentò a tutti suoi amici importanti, e ce ne aveva.......
Ma come tutto nella vita anche la storia con i Libra ebbe una fine, per diversi e forse futili motivi, non ultima forse la nostra inesperienza dovuta alla giovane età, ma così va il mondo. Per cui nel 1976 me ne tornai in Italia, dalla mia fidanzatina di allora, che era la sorella di Walter il nostro batterista del Libra, e ricominciai a lavorare come session-man all'RCA, dedicando molto tempo ed energie all’uso dei sintetizzatori, sperimentando ed applicando tutto quello che avevo imparto nella mia avventura americana, partecipai per cui alla maggior parte delle produzioni discografiche della seconda metà dagli anni settanta di quell'etichetta

Iniziò quindi un lungo periodo fatto di mille collaborazioni, in studio, all’inizio come sempilce session man e poi pian piano anche come arrangiatore, e dal vivo come pianista, tastierista, organista.
Mi ritrovai così a suonare con tantissimi artisti appartenenti a stili musicali tra i più disparati, ed in tanti anni ho collaborato con molte persone, ne vorrei citare qualcuno:


Mia Martini,
Anna Oxa,
Renato Zero,
Antonello Venditti,
Patty Pravo,
Lucio Dalla,
Rino Gaetano,
Perigeo,
Nada,
Gianni Morandi,
Claudio Baglioni,
Roberto Vecchioni,
Adriano Celentano,
Wess Johnson e Dori Ghezzi,
Alan Sorrenti,
Gianni Togni,
Riccardo Cocciante,
Mimmo Cavallo,
Schola Cantorum,
Eugenio Bennato,
Teresa de Sio,
Amii Stewart,
Mike Francis,
Fiorella Mannoia,
Loredana Berté,
Luca Barbarossa,
Ivan Cattaneo,
Franco Battiato,
Giuni Russo,
Ivan Cattaneo,
Ivan Graziani,
Ivano Fossati,
Flavia Fortunato,
Edoardo de Crescenzo,
Paola Turci,
Bruno Martino,
Amedeo Minghi,
Sandro Giacobbe,
El Puma,
Banco del Mutuo Soccorso,
Shel Shapiro,
Sam Moore,
Solomon Burke,
Eddie Floyd,
Giorgia,
Gli Io vorrei la Pelle Nera,
Los Reyes,
Alex Baroni,
Nino D'Angelo,
Alessandro Safina,
Buddy Miles,
Gato Barbieri,
Roberto Gatto,
Danilo Rea,
Maurizio Giammarco,
Marcello Rosa,
Enzo Pietropaoli,
Giovanni Tommaso,
Gianfranco Continenza,
Mark Eagan,
Tetsuo Sakurai,
Bob Mintzer,
Alex Britti,
Enzo Gragnianiello,
Rossana Casale,
Chryssie Hynde,
Daniele Silvestri,
Laura Pausini,
Noa,
Billy Preston.

Nel 1980 mi hanno assegnato pure un premio, il Telegatto di TV Sorrisi e Canzoni come miglior session-man per la stagione discografica 1979-80.
E' un vero peccato che si sia ormai persa (in Italia) questa sana abitudine, cioè quella di dare anche a chi lavora dietro le quinte e contribuisce a volte in modo determinante al successo di un progetto, la giusta riconoscenza pubblica, ma evidentemente in questa fase della nostra storia, queste cose non interessano più molto....peccato....




(nella foto io sarei quello seduto con la maglietta rossa ed i baffi.....)


Dall'album "Buona Domenica" (1981) poi ho iniziato una lunga e quasi mai interrotta collaborazione sia in studio che dal vivo con Antonello Venditti, per il quale ho arrangiato, in collaborazione con Marco Rinalduzzi e Fabio Pignatelli, alcuni brani (Ricordati di me, Alta marea, Amici mai, Dolce Enrico).


Tour Alta Marea, 1992



Ho collaborato, come tastierista-programmatore, alla realizzazione di numerose colonne sonore di film con Ennio Morricone, Pino Donaggio, Riz Ortolani, Luis Bacalov ed altri.
Ho composto e realizzato numerose colonne sonore per documentari naturalistici della Panda Film (WWF).
Attualmente ho il mio studio presso uno dei migliori studi italiani, Lead Recording Studios di Roma, e continuo a vivere questa meravigliosa avventura......

Continua la mia antica collaborazione con Antonello Venditti, anche se negli ultimi anni ho scelto di dedicarmi quasi esclusivamente ai live.

Dall'estate del 2007 ho rincontrato sul mio cammino Giorgia ed abbiamo iniziato una nuova e divertente collaborazione.

Per il 2009 ho un progetto al quale tengo molto ed al quale mi sto dedicando molto: l'idea è di formare un gruppo con Marco Rinalduzzi (chitarra), Marco Siniscalco (basso) e Marcello Surace (batt) basato esclusivamente su musica strumentale e con brani originali, con qualche influenza Jazz (ma sempre a modo mio) e stando ai presupposti attuali, tutto lascia sperare che sarà sicuramente una bella esperienza ....

E finalmente è iniziata questa nuova avventura il gruppo con Marco Rinalduzzi, Marco Siniscalco e Marcello Surace è nato, il suon nome è Quartetto Nazionale.




Il CD del QUARTETTO NAZIONALE è in vendita on line.....

CLICCA QUI
per acquistarlo.



Contemporaneamente sto collaborando con Gianfranco Continenza (giovane e talentuoso chitarrista), ho partecipato, con molto onore da parte mia, alla realizzazione di un brano inserito su un doppio CD (della ESC Records) dedicato alla Mahavisnu Orchestra, dove alcuni tra i più importanti nomi del panorama musicale mondiale hanno voluto rendere omaggio ad una tra le formazioni musicali che hanno dato un forte impulso allo sviluppo e la contaminazione del Jazz con la musica Rock, nella formazione oltre a Gianfranco c'erano, Walter Martino (batt) e Mark Eagan (bass).




...........continua............


Alessandro Centofanti | Crea il tuo badge

 

Il CD del QUARTETTO NAZIONALE è in vendita on line.....


CLICCA QUI
per acquistarlo.



_______________________________________________________________________________________________



 

Il CD del QUARTETTO NAZIONALE è in vendita on line.....


CLICCA QUI
per acquistarlo.



Il set-up di un tatierista è una cosa molto importante, perché dagli strumenti di cui è compsto si può capire verso quale mondo musicale egli è proteso.
Oggi con la tecnologia che avanza senza sosta questo aspetto è in continua evoluzione, anche se però ci sono degli strumenti dei quali non credo si possa fare a meno, per lo meno per me è così.

Il mio set-up può variare a seconda delle diverse esigenze, lavorando a volte in contesti spesso molto diversi tra loro, però ormai da tanto tempo mi sono stabilizzato su una base che cerco di imporre nelle varie situazioni, anche perché ci sono degli strumenti che sono i miei veri strumenti, sono quelli che amo suonare di più.

Come primo, metto il mio prefrito in assoluto, quello con il quale ho iniziato, l’organo Hammond, anche se, ma solo per questioni di migliore gestibiltà, spesso uso degli strumenti diciamo “Virtuali” che se amplificati attraverso un vero Leslie (io ho un 760), riesce ad avvicinarsi moltissimo alla sonorità di un vero Hammond, a volte ho delle difficoltà anch’io a distingere quello vero da quello “falso”.

Come secondo strumento il mio preferito è il pianoforte, normalmente, quando non è possibile usare un pianoforte vero, uso uno Yamaha P90, fino a qualche tempo fa il migliore per quel che riguarda qualità-prezzo.
Ora però grazie alla possibilità di un macchina come il Receptor della Muse Research distribuita in Italia da Rod'sGarage, uso i migliori pianoforti virtuali, che hanno raggiunto oramai ottimi livelli di qualità, ed “Ivory” oggi mi sembra forse il migliore, poi visto che su questa macchina girano agevolmente molti dei migliori Virtual Instruments oggi reperibili sul mercato, credo che possa diventare l'unico modulo da portarsi dietro per assolvere al compito che prima veniva fatto da più macchine.


Ad esempio con i Libra (1973/76) il mio set di tastiere era così composto:

Hammond B3 con leslie 760 e amplificatore Marshall
Fender Rhodes suite case
Clavinet D6
Mini Moog
Solina (primi Archi elettronici)

Mentre dal 2004 al 2007 nel tour Campus Live con A. Venditti era:

Organo (Viscount) con Leslie 760
Piano Yamaha P90
Fender Rhodes
JV 1080
Monitor cuffie Shure D2






___________________________________________________________________________________________



Per il tour Dalla Pelle Al Cuore con A. Venditti (2008/09), il mio live-set si è ridotto semplicemente da un RECEPTOR (distribuito in Italia da Rod'sGarage), sul quale girano alcuni tra i migliori Virtual Instruments oggi in commercio e dall'organo KeyB Duo indiscutibilmente il migliore clone dell'Hammond oggi in commercio.




Il Receptor suona via MIDI grazie ad una master-keyboard 88 tasti pesata, per tutti i pianoforti ed i fender rhodes, e da una tastiera CMI non pesata, per i synth, gli archi ed è provvista di pedale espressione.
Tutti i pianoforti sono quelli di Ivory (attualmente secondo me il miglior pianoforte virtuale in commercio), i Fender Rhodes sono della Native Intruments (Electrik Piano), gli Archi sono quelli della Vienna su motore Kontact e per tutti gli altri synt (pad, bells ecc.ecc.) Atmosphere e vari altri motori.
L'organo viene preso direttamente dall'uscite stereo senza passare per un Leslie perchè il suo effetto rotary ha raggiunto attualmente un livello di emulazione così elevato che ha reso assolutamente inutile, in questo contesto musicale naturalmente, l'uso di Leslie (da microfonare ecc. ecc.) con enormi vantaggi per quel che riguarda la diffusione dal PA.
Inoltre dovendo usare come monitor il sistema Ear-Phone, la mancanza fisica del Leslie, come fonte reale di suono dell'organo, non viene assolutamente percepita.


In studio durante le prove musicali dell'allestimento tour...


(sound check)
prima di uno concerto





(sound check)
Taormina Teatro Greco


____________________________________________________________________________________________



Nel 2009, per il tour di Giorgia (Spirito Libero) ho implementato il set-up del 2008 in base alle esigenze del tour

-Organo KeyBduo
-Receptor 1 (per Pianoforte, Fender Rhodes, ecc. ecc. ecc.)
-Tastiera pesata Yamaha P100 (usata anche come spare per il Pianoforte)
-Yamaha Motif 7
-Controller a tastiera CMS
-Controller dati Notation




____________________________________________________________________________________________


Questo era invece il mio set up dal 1973/76 con i Libra:

-Organo Hammond B3, con Leslie ed uscita diretta sul Marshall
-Piano Fender Rhodes Suite-case
-Honner Clavinet D6
-Solina
-Mini Moog
-Piano Acustico


Foto scattata a Los Angeles (purtroppo unica e di bassissima definizione)



Nella foto sottostante la posizione dell'Hammond con su il Solina e del Rhodes con su il Clavinet sono invertite perché eravamo in concerto con Il Banco del Mutuo Soccorso e dovetti trovare insieme a Vittorio Nocenzi (organista del Banco) una posizione che soddisfacesse entrambi.



____________________________________________________________________________________________



Qui siamo nel 1983 (la foto si riferisce al sound-check del concerto di A.Venditti al Circo Massimo per la vittoria dello scudetto della Roma)

Il set-up è abbastanza ridotto in quanto eravamo in tanti a suonare e c'era anche un secondo tastierista.

-Fender Rhodes
-Polymoog
-Oberheim OBX



Nello stesso periodo in un tour con Riccardo Cocciante il mio set-up comprendeva invece:
-Fender Rhodes Suit-case
-Yamaha Dx7
-4 Expander SIEL
-Tastiera SIEL

Notare che il Piano Fender veniva amplificato da un microfono, con grandissimi benefici per la sua sonorità, in quanto i coni Celestion presenti nella cassa del fender, opportunamente sollecitati, producevano la giusta quantità si saturazione rendendo il risultato finale eccellente!



____________________________________________________________________________________________



Questo era il set-up nel 1986, la tecnologia era andata avanti, i computer cominciavano a far parte integrante di uno spettacolo musicale e credo fosse uno tra i primi, se non il primo tour in Italia dove venivano usati dal vivo computer e sonorità perfettamente uguali a quelle del disco registrato in studio.

Tastiere:
-Piano Roland RD1000
-Master Keyboard Fatar 88plus
-Yamaha DX7
-Roland D50

Expander:
-Yamaha TX816
-Campionatore AKAI S900
-Campionatore AKAI S1000
-2 Expander SIEL

-1 MIxer 24 canali su 8

-2 Computer Apple IIe con software musicale YUK








____________________________________________________________________________________________



Nel 1988 si raggiunse un po' la follia, la tecnologia continuava ad andare avanti e visto anche l'ottimo budget a disposizione per il Tour Mondo di Ladri di Venditti, mi permise di adottare un set-up ancora più complesso.
Tutti i miei suoni venivano caricati e mixati da un computer Mac ( che era appena stato "inventato") attraverso dei mixer preprogrammati con molta accuratezza (durante il lungo allestimento) il Mac, inoltre, suonava anche molte sequenze riprodotte dei campionatori e dagli expanders.
Il risultato fu entusiasmante per l'epoca, credo che eravamo probabilmente la band più tecnologicamente avanzata che girasse in Italia in quel periodo.

Tastiere:
-Piano Roland RD1000
-Master Keyboard Fatar Studio 88plus
-Master Keyboard AKAI MX76

Expander:
-Yamaha TX816
-4 campinatori AKAI S1100
-Oberheim Matrix 1000
-Roland JD990
-2 Mixer digitali Akai Total Recall
-Diversi effetti esterni (Lexicon, Roland, Yamaha)

-Computer Machintosc SE30






___________________________________________________________________________________________



Nel 1992 il set-up era rimasto grosso modo molto simile, erano stati cambiati i mixer MIDI con quelli più moderni dell YAMAHA, aggiornato qualche effetto e qualche tastiera, ma era finalmente tornato l'Hammond, il cui Leslie si ruppe quasi subito però. ma la ditta Lombardi riuscì a farmene uno nuovo con i pezzi che erano restati in magazzino dagli anni '60....



___________________________________________________________________________________________



Qui durante la fantastica militanza con Gli Io Vorrei La Pelle Nera (anni 90 e 100....:-) il live set era composto solo da un Hammond ed un Piano



____________________________________________________________________________________________



Sul finire del secolo, nel tour del 1999 ho cominciato ad usare un clone dell'Hammond costruito dall'Oberheim, qui per concerto allo stadio Olimpico di Roma, mi ero fatto costruire un mobile che inglobava 2 tastiere Oberheim per poter ricreare il doppio manuale, perché ancora nessuno si era messo a costruirlo, suonare un Hammond con un solo manuale è (per lo meno per me) molto difficile, avevo ricopiato un po' la sagoma di un Hammond e da lontano sembrava un quasi uno vero customizzato.....


____________________________________________________________________________________________



Quando poi, come in questo caso (siamo in Canada con Venditti, Maggio 2009) non è possibile avere i propri strumenti, il mio set si riduce al minimo indispensabile:
-Hammond C3 o B3 + leslie 122 ( qui il leslie è stato spostato dietro un tendaggio perché eravamo in teatro e bisognava mantenere un livello di suono di palco quanto più basso possibile)
-un Piano digitale (Yamaha possibilmente)
-una tastiera (Motif o similari)



....lo staff tecnico era abbondante....:-)) ma molto bravi, preparati e solerti...




___________________________________________________________________________________________



Nei concerti con il Quartetto Nazionale invece adopero solo ed esclusivamente l'organo.....



___________________________________________________________________________________________



.....continua......
 




Il CD del QUARTETTO NAZIONALE è in vendita on line.....


CLICCA QUI
per acquistarlo.



_______________________________________________________________________________________________





Parlare di musica non è una cosa facile soprattutto oggi dove sembra che ci sia tanta gente che se ne occupa, ci sono tanti che ne parlano, forse troppi e con troppa facilità, ma avendo dedicato buona parte della mia esistenza a cercare di impare qualcosa in questo campo, penso che qui io possa permettermi di dire quello che ne penso, senza alcuna ipocrisia.... e poi se state leggendo questa pagina, forse vi incuriosirà sapere qual'è il mio pensiero.

Allora.....

Il ruolo del musicista all'interno di un gruppo di individui, una società è sempre stato molto importante fin dagli inizi della storia dell’uomo, agli inizi era sicuramente meno canonizzato da regole e nasceva quasi spontaneamente forse per un’esigenza insita proprio nella nostra natura, chissà..... poi con il passare del tempo e con l'evoluzione della società verso modelli sempre più complessi ed interaggenti tra loro, ha subito un graduale cambiamento fino ad essere inquadrato in regole sempre più complicate e dettate dall’evolversi della musica stessa nel tempo ed all’interno delle varie culture.
Questo fatto ha generato nel tempo che, le tradizioni di ogni singolo luogo o gruppo umano, venissero a creare i presupposti per far nascere degli stili musicali spesso molto diversi tra loro ma rispecchianti la cultura e le tradizioni di ogni singola popolazione, per cui i musicisti che si sono tramandati questi stili hanno sviluppato, comportamenti e tecniche strumentali, a volte molto diverse e personali.
Con la scoperta e la colonizzazione dei nuovi continenti, a partire dalla fine 1400, piano piano molte tradizioni musicali si sono fuse tra loro creando nuovi stili e nuovi modelli musicali, la musica brasiliana o il blues nord americano ne sono un esempio.
Questa interazione continua, poi oggi grazie alla globalizzazione sta assumendo aspetti a volte anche curiosi, non ci sarebbe nulla di strano a pensare ad un gruppo Iraniano che suoni il blues, ormai credo che valori e peculiarità di singole culture lontane dalla propria possano essere comprensibili ed assimilabili da tutti gli abitanti del pianeta indistintamente dalla loro collocazione geografica, politica, religiosa. Certo ci sono e ci sono stati forse momenti più prolifici e qualitativamente migliori, ma questa, chiamiamola evoluzione, continuerà a mio avviso per sempre e sarà condizionata sempre di più dalle nuove tecnologie che aiuteranno i musicisti ad esprimersi ed a scambiarsi le proprie intuizioni.

La mia nascita come musicista è stata condizionata ovviamente dal periodo storico-culturale e dall'ambiente nel quale ho cominciato ad avvicinarmi alla musica, prima come semplice fruitore, poi piano piano come strumentista diventando col tempo da semplice passione un vero e proprio lavoro.
A casa mia, quando ero un bambino, stiamo parlando degli anni ’50, la musica si ascoltava alla radio o al massimo su un vecchio giradischi, poi negli anni sessanta con la scoperta della musica “beat”, dei Beatles (tanto per fare un nome) e di tutto il fenomeno musicale di quel periodo, il mio interesse per la musica assunse un aspetto più profondo, più serio.
La pura casualità mi ha portato abbastanza giovane ad entrare in contatto con il mondo professionale e discografico italiano degli anni settanta, anche se questa cosa ha indubbiamente condizionato la mia visione di alcuni aspetti della professione di musicista, io ho sempre cercato di non soffocare mai la parte più istintiva, viscerale, animalesca delle mie intuizioni, nelle scelte sia artistiche che professionali.
Questo aspetto è e rimane per me una cosa molto importante, volendo dire che, anche se si devono a volte accettare e condividere obblighi sia musicali che di rapporti con gli altri musicisti con i quali si collabora, la prorpia visione del modo di fare musica deve rimanere sempre e comunque prioritaria, è l’unico modo per poter esprimere le proprie capacità, se se ne hanno, bisogna avere sempre chiara la linea che delimita un civile compromesso professionale dalla spersonalizzazione della propria identità, e tutto questo deve è può avvenire sempre nel più profondo rispetto delle altrui idee e personalità.

La scelta di uno strumento può essere a volte casuale, per me è stato così, avevo iniziato ad avvicinarmi alla musica pensando ad uno strumento ritmico, il tempo (in senso metronometrico) ha sempre ricoperto un ruolo fondamentale nel mio concetto generale della musica, poi però mi cominciò a mancare l’aspetto armonico e mi avvicinai alla chitarra ed infine approdai al pianoforte.
Non credo ci sia molto da aggiungere su cosa voglia significare lo studio e le potenzialità che questo strumento mette a disposizione a chi se ne innamora.
Il mio percorso nell’ambito di questa scelta, è stato condizionato dalla continua e costante evoluzione della tecnologia nel settore degli strumenti musicali, a cominciare dall’invenzione dell’organo Hammond (che estiteva già quando sono nato, sia ben chiaro….!!!) la cui sonorità mi ha stregato dalla prima volta che l’ho ascoltato e che non smetterà mai di stimolarmi, fino ad arrivare all’uso degli attuali virtual instruments che danno, a chiunque sappia usarli con criterio e buon gusto, una potenzialità espressiva mai avuta nel passato.
Credo che per potersi esprimere un musicista debba liberarsi, a volte, dalla limitazione che un determinato strumento gli impone, nel senso, che ad esempio un pianoforte o una chitarra hanno delle sonorità meravigliose ma spesso limitano il campo espressivo alle peculiarità meccaniche dello strumento stesso, poter spaziare tra tutta le frequenze udibili dall’orecchio umano per riuscire a creare sensazioni sempre diverse, è una cosa che mi ha sempre affascinato moltissimo. La tecnologia elettronica ha aiutato non poco questa ricerca di nuove sonorità, creando strumenti musicali sempre nuovi e con possibilità enormi, i sintetizzatori ne sono un bell’esempio, da quando queste macchine sono entrate a far parte della strumentazione di un musicista le potenzialità di quest’ultimo sono aumentate a dismisura.


......continua.......
 



In questa pagina voglio raccogliere i miei pensieri, le mie idee, le mie convinzioni, le mie intuizioni su diversi aspetti dell'esistenza, voglio parlare in totale liberta ed esternare senza mezzi termini l'evoluzione di questi pensieri. Semplici riflessioni ad alta voce da condividere, discutere magari con chi riesce ancora a trovare il tempo per riflettere del perché di questa esistenza.






Mi sono chiesto tante volte: chi sono? Cosa voglio? Perché sono qua? Da dove vengo e dove andrò dopo?…......tanto per essere un po' originali…....
Bene, in certi momenti mi sembra di avere tutto chiaro, mi sembra proprio di aver capito, in altri vengo invece assalito da mille dubbi, da mille contradizioni, da mille paure e ripiombo nell’incertezza, nel dubbio, si nel dubbio, che bella parola, DUBBIO.....
Col passare degli anni ad alcune di queste domande qualche risposta ogni tanto mi convinco forse di averla trovata, mentre per molte altre, non se ne viene a capo, c'hanno provato e riprovato in tanti, poeti , filosofi, scienziati, molto più intelligenti di me, ma comincio a nutrire il forte presentimento che forse di soluzioni definitive, formulabili da un piccolo essere umano, per ora non ce ne sono, forse dopo....di là chissà? Peccato però che non sia tornato mai nessuno a darci almeno questa speranza, comunque.....
Di una cosa però sono certo, crescendo, maturando o se preferite invecchiando, tutto assume un aspetto diverso, tutto si modifica e si placa, sembrerebbe che non ci siano più cose di cui meravigliarsi, per cui infiammarsi, tutto sembra così ovvio e tutte quelle idee, quei sogni che ci hanno spinto e portato, nei momenti importanti della nostra vita, a fare certe scelte, possono subire profonde modificazioni, perdere di valore, in base all’esperienze ed alla conoscenza che si è riusciti ad accumulare fino a quel momento.
La curiosità, la voglia di sapere, la voglia di scoprire, continuano a giocare un ruolo molto importante, se si è iniziato un certo percorso, perché portano, a costo anche di duri sacrifici se necessario e soprattutto nella prima fase della maturazione, ad avere poi i mezzi migliori per poter raggiungere, quanto prima possibile, un livello di conoscenza tale che ci permetterà di assestarci su un grado di consapevolezza tale da non farci mai perdere di vista il vero scopo della nostra esistenza, guidandoci tra i mille bivi e le mille avversità che il semplice esistere mette davanti ad ognuno di noi ogni giorno.
Questa semplice cosa ci farà rimanere svegli e quindi si rivelerà, per lo meno a me è più o meno accaduto così da un certo momento, un ottimo metodo per poter praticare, il più delle volte, la scelta più giusta.

La mia vita è stata costellata di tante gioie e di tanti dolori, come tutti d’altronde, ma proprio da quest’ultimi ho sempre ricevuto gli stimoli migliori per cercare di aumentare sempre di più il livello di consapevolezza della mia esistenza e ritrovare la diritta via. Sembrerà banale ma i dolori più forti mi hanno dato, dopo, le gioie più grandi e soprattutto durature..............


Nel frattempo ho aperto un Blog, dove continuo ad esternare i miei pensieri......se vi va, li trovate QUI.....

:::::::::::::::::::::





...........continua..........
 





Il CD del QUARTETTO NAZIONALE è in vendita on line.....


CLICCA QUI
per acquistarlo.



Il mio studio altro non è che un sistema aperto, composto da un computer Macintosh ed una serie di tastiere, expader, effetti vari. Forse chiamarlo studio non è corretto, anche se ha comunque una sala di ripresa separata ed è collegato con le altre sale del complesso dove è sito. Diciamo che è una stanza un po' vintage, si respira odore di fender e di valvole, dove poter registrare le idee con tutta calma usando le più moderne tecnologie e strumenti che hanno più di trent'anni.

Uso un mixer analogico, innanzitutto perché mi piace il suo suono, poi perchè la sua funzione è solo per riascoltare e per fare dei rough-mix durante la lavorazione; ho organizzato questo sistema Vintage, proprio per poter fare con la dovuta calma, rilassatezza e concentrazione, una ottima pre-produzione cercando il suono migliore dallo strumento più idoneo e per poter registrare tutte le tracce necessarie al brano su cui si sta lavorando, dopodichè per il mix finale si passa allo Studio 4, provvisto di una consolle NEVE VR 60 ch, sistema Pro Tools HD ed outboard a livello, con la quale è possibile aggiungere, ad una preproduzione se fatta bene, ulteriore potenza e qualità.
Ritengo che per ottenere un buon risultato bisogna comunqe coinvolgere altri professionisti nella realizzazione di un progetto e l'apporto di un fonico, credo continui ad essere un passaggio importante e vitale.
L’abitudine di usare un mixer analogico mi è rimasta, dall’esperienza di lavoro negli studi di registrazione, iniziata negli anni settanta ed anche se ormai le tecniche digitali vanno verso determinati protocolli io resto, adeguandomi a quest’ultimi ovviamente, sempre un po’ legato ai vecchi sitemi che, a mio avviso, oggi grazie proprio alle nuove tecnologie possono dare ancora moltissimo.
Gli apparati che formano il mio studio sono ovviamente in continua evoluzione, ma tutti gli strumenti con i quali mi sono trovato bene in tutti questi anni, restano sempre li, a cominciare dall'Organo Hammond, dal Fender Rhodes, Mini Moog ecc...

Attualmente il sistema è formato da:

1 computer Macintosh G4 dual processor da 1,3 Gb.
1 Monitor Cinema Display da 23 inch
1 Interfaccia MOTU 2408
1 Adat XT (per avere altro 8 uscite analogiche)
1 Mixer Mackie 32-8
2 Monitor Genelec
2 Yamaha NS10 con aplificatore Yamaha CA-1010
2 Dynaudio Acoustic BM 15A con Subwoofer BX30
2 Auratone
1 Lexicon PCM60
2 Roland Dep 5
1 Muse RECEPTOR dove girano tutti i Virtual Instruments e molti audio Plug-in (vedi lista dei Virtual instruments e Plug-in)
1 Roland JV 1080
1 Roland JV 2080
3 Oberheim Matrix 1000
1 Emu Vintage Key
1 Yamaha TX816 (con 8 moduli)
1 Roland Vdrums
1 Yamaha R8-M
1 Yamaha DX7
1 Yamaha DX7 II FD
1 Yamaha Motif ES6
1 Yamaha P90
1 Oberheim Matrix 12
1 Roland JD 800
1 Hammond A 100 con Leslie 122
1 Korg XB3 con Leslie 760
1 Piano Fender Rhodes Mark II 88 Suite Case
1 Piano Fender Rhodes Mark I 88
1 Honner Clavinet D6
1 Mini Moog Model D
inoltre all'interno degli studi Lead sono presenti vari organi Hammond:
A100 con Leslie 147
B3 con Leslie 122
C3 con Leslie 760
Model A (una vera rarità è il N° 52 costruito nel 1935) con Leslie 122

Il sotware con il quale lavoro ormai da 20 anni è il Digital Performer abbinato ad un altro software della MOTU, lo Unisyn per la più comoda gestione dei parametri di qualsiasi tastiera MIDI direttamente dal computer. L’abbinamento con un sistema come Reason mi permette si aggiungere altre potenzialità al sistema.
Una macchina che ho aggiunto negli ultimi tempi e che mi sta dando molta soddisfazione è il Receptor della Muse Research distribuita in Italia da Rod'sGarage, macchina che trovo molto intuitiva, utile e potente.
Tutti i Virtual Instruments e gli audio Plug-in sono allocati in essa, rendendo la CPU del computer molto più snella, alleggerita dal fatto di non dover far girare alcuni Virtual o Plug-in a volte molto pesanti. Con questa semplice trovata non è più necessario avere dei computer ultra potenti in quanto tutta la fatica di far girare i Virtuali la fa la CPU del Receptor.

Lo studio è a Roma ed è inserito in un complesso molto ampio composto di altre 4 sale di registrazione Lead Recording Studios dove è possibile l’utilizzo degli altri studi per registrazioni anche di grosse formazioni orchestrali e con standard qualitativi molto elevati.

::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::









______________________________________________________________________________________________

Ma il concetto di studio (home/personale...chiamatelo come volete) è nato solo con l'avvento dei primi personal computer e del MIDI, prima bisognava recarsi presso degli Studi di Registrazione in quanto solo la era possibile poter registrare in modo professionale e in quei casi il m io set-up variava a seconda delle occasioni e del budget a disposizione, molti strumenti venivano noleggiati di volta in volta, visti anche i costi esorbitanti per il loro acquisto.

Qui ad esempio (siamo nel 1977) sono allo studio Quattro 1 di Claudio Mattone, durante la registrazione della colonna sonora del film di Mario Bava "Shock", il set è composto solo da un Mellotron, un Omni ARP ed un Mini Moog



_________________________________________________________________________________________

Qui invece , sempre nello stesso anno, sono all'RCA studio C durante la registrazione di un album di Renato Zero, il set è molto più vario:
-ClavinetD6
-OmniARP
-Mini Moog
-Piano Wurlitzer
-Synth Thomas
-Mellotron
-Polymoog




______________________________________________________________________________________________

Comunque, con l'avvento del Computer questo era il mio primo home-studio nel lontano 1985, per registrare cose audio usavo un 4 piste a cassette della Teac, su una pista c'era il codice SMPTE che sincronizzava un Apple IIe , il quale grazie ad un programmino fatto a casa dal mio amico Maurizio Guarini, faceva suonare i vari Expander (Yamaha Tx816, 4 expander della SIEL, Batteria Yamaha RX11 e la DX7.
Molti brani di successo sui quali ho avuto la fortuna di lavorare (da Venditti a Mike Francis) sono stati realizzati con queste semplici macchine,






______________________________________________________________________________________________

Già un paio di anni, dopo siamo nel 1987, le cose erano migliorate e di parecchio qui oltre agli expander della Yamaha (il Tx 816, che mi sono portato appresso per tantissimi anni) ci sono già i primi Campionatori AKAI il mitico S1000 e qualche processore di effetti digitali, Il Computer è cambiato e questo è un Atari ST40, che per l'epoca faceva faville....oltre , finalmente ad una Master Keyboard pesata (quella in foto è una Fatar 88plus)






____________________________________________________________________________________________


Qui siamo nel 2004,



_____________________________________________________________________________________________


........continua.........








:::::
 

prova di testo intorno alla foto pptpptppttp tp tp tp tp tp t ututut ut tut touh wtou oug woug eoug oug woug srtofiybvouiy wouybcv woiy oiuybcoug ouybcug f ouyhwaèfouinawrtvoòiyubseatb p tp tp tp tphfhbdfgbehfvf uegbnfryfr ug rutrubf ubeug fubf tp tp tp tp tp t jfherigf vbbwowbv wobj wiubwefvhw tptptptptpt t t prova di testo
 






Il mare con la sua vastità, la sua potenza, la sua bellezza ha sempre esercitato una grande attrazione su l’uomo, forse perché dicono che la vita sulla terra sia arrivata proprio da lì, chi lo sa, in ogni caso io ne sono sempre stato affascinato, attratto, stregato.

Ho sempre immaginato che le acque che lo compongono uniscono senza barriere o confini tutti i popoli di questo pianeta, ogni volta che sto su una spiaggia, un litorale non posso fare a meno di pensare che partendo da quel determinato punto potrei arrivare in qualsiasi punto del mondo, forse è la rapprestazione più diretta ed immediata del concetto di libertà

Ho sempre ammirato i grandi navigatori del passato e le loro eroiche esplorazioni, ma anche i semplici marinai che passano la loro vita, lavorando tutti i giorni con il mare. Da piccolo essendo nato tra le montagne dell’Abruzzo non ho avuto modo di avvicinarmici più di tanto, ma poi da grande mi sono rifatto.

Un modo per imparare a conoscerlo, amarlo e rispettarlo può essere ad esempio, quello di navigare (meglio se a vela però....).
Io ho cominciato abbastanza tardi a dedicarmi a questa passione partendo con l’imparare ad andare sul wind-surf ed apprendedo i primi rudimenti dell’arte della navigazione.
Poi dall’incontro con la mia attuale moglie, l’andar per mare è diventato pian piano un elemento cardine della mia esistenza.
Dalle semplici crociere sono arrivato lentamente ad avvicinarmi alle regate, dove mi sono accorto immediatamente che il solo amore per la vela non basta, per potersi dedicare a questo sport, anche solo in modo dilettantistico, bisogna arrivare a conoscere, impare e studiare una quantità di cose inimmaginabile, ci sono alcuni che, beati loro, per doti naturali, queste cose le aquisicono in fretta, in pratica è come se le avessero sempre sapute, mentre per tutti gli altri mortali, l’esperienza, la passione e la dedizione può portare ad una conoscenza sempre maggiore delle tecniche di navigazione e conduzione di una barca, ma raramente ad essere dei fuoriclasse, io appartengo a questa seconda categoria.
In ogni caso il periodo di apprendimento dell’arte di navigare non avrà mai termine, di questo possiamo esserne certi.

Comunque in tutti questi anni ho avuto l’onore ed il piacere di navigare con tanta gente forte, da campioni olimpionici a navigatori oceanici ed ognuno di loro mi ha sempre insegnato qualcosa sia come marinaio che come uomo.

A dirla tutta il primo approccio con questo ambiente l'ho avuto cominciando ad immergermi, prima in apnea e poi con l'ARA (sarebbe le bombole, ma all'epoca si chiamava Auto Respiratore ad Aria) e ricordo perfettamente che nei primissimi anni settanta si potevano fare delle incredibili immersioni anche alle nostre latitudini, il mare era molto diverso da quello che è oggi.
Poi, avendo sempre negli occhi i documentari di J.Cousteau o di F. Quilici, sono finalmente riuscito ad andare a mettere la testa sott'acqua in tutti gli Oceani del nostro pianeta e mi sono ricordato perché mi ero innamorato del mare....



:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

....qualche ricordo....
 




Sono nato il 23 Giugno del 1952 a Sulmona, una piccola città nel cuore dell’Abruzzo nota forse più per i suoi confetti che per aver dato i natali ad uno tra i più grandi poeti dell’antica Roma, Publio Ovidio Nasone.
Forse sarei stato anche un buon architetto chissà, se non avessi avuto una fortissima attrazione per la musica. Questa passione manicale mi è cresciuta dentro, piano piano, in modo naturale, senza che nessuno si sia mai prodigato più di tanto per incentivalra; mia nonna mi raccontava che intorno ai 4/5 anni, mi ero fissato a voler sempre giocare con i ragazzini vicini di casa, a "fare l'orchestra", io volevo fare sempre il direttore e costringevo tutti i miei amichetti a far finta di suonare ed io, dall’alto di una cassapanca, li dirigevo dimenandomi come uno posseduto, i miei furono sempre un po’ preoccupati e sperarono che crescendo la cosa andasse a sfumare, ma invece…….
L’evento che sancì, ormai credo in modo irreversibile per questa vita, il mio amore per la musica, avvenne quando avevo circa 12 anni. In un Luna-Park notai, tra i mille suoni/rumori, una strana musica, una cosa celestiale mai sentita prima, in quelle note c’era qualcosa di strano, di magico ma allo stesso tempo anche incredibilmente familiare, rassicurante ed amico, era la musica dei Beatles. Da quel momento non riuscii più a togliermi quei suoni e quelle note dalla testa, ero come ipnotizzato, a 16 anni mi decisi ad imparare a suonare seriamente uno strumento, la scelta cadde sul pianoforte (strimpellavo già da tempo la batteria e la chitarra). L'occasione e l’indirizzo verso questo strumento mi venne data da un sacerdote polacco, organista classico e gran conoscitore del periodo barocco, direttore del coro della Basilica dei SS XII Apostoli di Roma, città nella quale mi ero trasferito ormai da qualche anno.
Mentre i miei amici si dedicavano con accanimento al gioco del pallone, io passavo interi pomeriggi in un salone del convento dei Francescani attiguo alla Basilica, a studiare ed a esercitarmi su un vecchio e sgangherato pianoforte che ormai nessuno suonava più. Quel periodo non durò molto, il metodo didattico non era proprio divertente ed a volte mi annoiavo a ripetere gli studi classici, dopo un po’ cominciai ad imparare andando ad orecchio.
Poi finalmente riuscii a convincere mio padre a comprarmi un organo (in cambio di buoni risultati a scuola)



fui invitato da alcuni compagni di scuola ad entrare a far parte di uno dei vari gruppetti musicali che si formavano come per incanto in quel periodo. Certo il livello era molto dilettantistico ma noi ce la mettevamo tutta e ci divertivamo molto, piano piano cominciò a delinearsi sempre di più in me l'idea che forse sarebbe stato difficile far rimanere questo grande amore un semplice hobby.







Finchè un giorno d'estate del 1970, appena presa la maturità in elettronica, incontrai in uno stabilimento balneare del litorale Laziale, appartente a l'arma dei Carabinieri (avendo mio padre servito lo Stato per tanti anni in quest’arma) un'altro figlio della "Benemerita", anch'egli fissato con la musica e con una buona voce, diventammo immediatamente grandissimi amici, il suo nome è: Claudio Baglioni.
Grazie al fatto che Claudio stava iniziando a lavorare per una etichetta discografica ed aveva la possibilità di fare un disco suo, cominciai a frequentare l'ambiente discografico romano, dei primi anni settanta ed in particolar modo l'RCA,


questa è una foto del 1962 e manca l'edificio degli uffici, il Grande Raccordo Anulare era poco più di una strada provinciale....


Mitico luogo dove si affacciavano già un pò tutti i nomi che avrebbero segnato il fenomeno musicale di quel periodo, ma questo noi all’epoca ovviamente non potevamo assolutamente saperlo, per cui ebbi la fortuna e l'occasione di collaborare ai primi lavori di personaggi come: Francesco de Gregori (il piano forte di “Alice” è suonato da me), Ron (suonai il basso sul “Gigante e la bambina”), Mia Martini, dello stesso Claudio e veder iniziare Antonello Venditti, Renato Zero, Riccardo Cocciante, Fiorella Mannoia, Rino Gaetano. Erano ovviamente degli emeriti sconosciuti e mai avrei potuto immaginare quello che sarebbe accaduto di li a poco.
Claudio registrò il suo primo album importante e subito dopo partimmo per una tournèe di quasi 3 mesi in Polonia, era il 1972.



Quando ritornammo in Italia il disco era schizzato in testa alla classifica.
Durante la lavorazione in lingua spagnola di "Piccolo grande amore" conobbi un certo Federico D'Andrea (chitarrista, compositore ed ottimo cantante) il quale mi propose di entrare a far parte di un gruppo che aveva appena realizzato un disco per la PDU, etichetta discografica dell’epoca appartenuta a Mina, il gruppo si chiamava "Logan Dwigth" e vi facevano parte ottimi musicisti, tra gli altri, Alex Ligtherwood (aveva sunato con i Camel, poi andò con Santana e Brian Auger), Jean Paul Ceccarelli (Sting). Quando ascoltai la loro musica rimasi letteralmente pietrificato nell'udire ritmi, armonie e melodie che avevo sempre in qualche modo immaginato ma mai sentite da un gruppo italiano. Mi tuffai a capo fitto in quell'avventura e piano piano mi allontanai da Claudio, che intanto faceva faville. Purtroppo la vita di Logan Dwigth finì abbastanza presto,come accadeva spesso ai gruppi in quel periodo ma dalle sue ceneri nacque un altro gruppo: i Libra.
Per sbarcare il lunario, oramai avevo superato i venti anni e grazie alle mie conoscenze fatte all’RCA, riuscii a far scritturare la band per il primo vero Rock Musical completamente made in Italy, lo spettacolo si chiamava "Jacopone" ed aveva come interpreti principali Gianni Morandi e Paola Pitagora, era il 1972/73.


Durante quella tournèe taetrale, incontrammo Danny B. Besquet, giovane ed intraprendente produttore milanese (successivamente produsse Nikka Costa, Giants) che si innamorò del nostro sound e ci propose, diventando il nostro manager, tutta una serie di impegni importanti. Realizzammo il nostro primo album, "Musica & Parole". Il disco uscì con la Ricordi (ristampato poi dalla BMG nel 2003) il disco fu prodotto in studio a Milano da Claudio Fabi (produttore della Premiata Forneria Marconi), subito dopo facemmo una tournée italiana, come supporter al "Banco del Mutuo Soccorso", in quel periodo delle vere star. Successivamente grazie anche ad uno spiraglio aperto negli Stati Uniti, dagli amici e colleghi della PFM ed ai sui agganci personali, Danny riuscì a concludere un fantastico cotratto di ben 9 LP con la Motown di Detroit, diventammo così l'unico gruppo bianco (e per giunta non americano) in seno alla più grossa etichetta di soul-music americana.



www.myspace.com/LIBRA


A quel punto ci trasferimmo tutti a Los Angeles. Uscì il nostro primo album nella versione inglese (Words & Music) e ne registrammo subito un altro (Winter day's nigthmare-1975/76). Facemmo un tour promozionale in giro per tutti gli States che ci vide "opening-act" a vari concerti di Frank Zappa, Chicago, Tubes, Steppenwoolf, Thee Immage, fu un’esperienza incredibile, unica ed irripetibile. Non finirò mai di ringraziare tutte le persone che presero parte a questa avventura, per i grandi ed indelebili insegnamenti artistici ed umani che mi hanno regalato. Vorrei rivolgere un pensiero molto particolare al grande Federico D'Andrea che purtroppo mi ha lasciato troppo presto, in una piovosa sera d'inverno, senza aver avuto il tempo di terminare la sua missione di continuare a regalarci le meravigliose sensazioni generate dal semplice ascolto della sua musica.



Durante il periodo negli Stati Uniti ebbi l'opportunità di vedere ed apprendere una enorme quantità di cose che mi sarebbero tornate molto utili in seguito, mi riferisco al modo con il quale secondo me bisogerebbe intendere ed affrontare questo mestiere vuoi come semplice strumentista vuoi come arrangiatore e/o produttore.
Spesso passavo dei pomeriggi a giocare a biliardino contro un certo Richie Blackmoore (Deep Purple, Rainbow), che tra l’altro battevo quasi regolarmente grazie alla mia buona preparzione nel settore dovuta ad anni di interminabili pomeriggi passati all'oratorio. Avevo conosciuto Blackmoore grazie al fatto che lui frequentava, come molti in quel periodo, un certo ristorante molto alla moda nella Los Angeles di quegli anni, il Rainbow su Sunset Boulevard attaccato al Roxy Theatre, ristorante di proprietà di un certo Mario anche lui abruzzese, che forse per campanilismo mi presentò a tutti suoi amici importanti, e ce ne aveva.......
Ma come tutto nella vita anche la storia con i Libra ebbe una fine, per diversi e forse futili motivi, non ultima forse la nostra inesperienza dovuta alla giovane età, ma così va il mondo. Per cui nel 1976 me ne tornai in Italia, dalla mia fidanzatina di allora, che era la sorella di Walter il nostro batterista del Libra, e ricominciai a lavorare come session-man all'RCA, dedicando molto tempo ed energie all’uso dei sintetizzatori, sperimentando ed applicando tutto quello che avevo imparto nella mia avventura americana, partecipai per cui alla maggior parte delle produzioni discografiche della seconda metà dagli anni settanta di quell'etichetta

Iniziò quindi un lungo periodo fatto di mille collaborazioni, in studio, all’inizio come sempilce session man e poi pian piano anche come arrangiatore, e dal vivo come pianista, tastierista, organista.
Mi ritrovai così a suonare con tantissimi artisti appartenenti a stili musicali tra i più disparati, ed in tanti anni ho collaborato con molte persone, ne vorrei citare qualcuno:


Mia Martini,
Anna Oxa,
Renato Zero,
Antonello Venditti,
Patty Pravo,
Lucio Dalla,
Rino Gaetano,
Perigeo,
Nada,
Gianni Morandi,
Claudio Baglioni,
Roberto Vecchioni,
Adriano Celentano,
Wess Johnson e Dori Ghezzi,
Alan Sorrenti,
Gianni Togni,
Riccardo Cocciante,
Mimmo Cavallo,
Schola Cantorum,
Eugenio Bennato,
Teresa de Sio,
Amii Stewart,
Mike Francis,
Fiorella Mannoia,
Loredana Berté,
Luca Barbarossa,
Ivan Cattaneo,
Franco Battiato,
Giuni Russo,
Ivan Cattaneo,
Ivan Graziani,
Ivano Fossati,
Flavia Fortunato,
Edoardo de Crescenzo,
Paola Turci,
Bruno Martino,
Amedeo Minghi,
Sandro Giacobbe,
El Puma,
Banco del Mutuo Soccorso,
Shel Shapiro,
Sam Moore,
Solomon Burke,
Eddie Floyd,
Giorgia,
Gli Io vorrei la Pelle Nera,
Los Reyes,
Alex Baroni,
Nino D'Angelo,
Alessandro Safina,
Buddy Miles,
Gato Barbieri,
Roberto Gatto,
Danilo Rea,
Maurizio Giammarco,
Marcello Rosa,
Enzo Pietropaoli,
Giovanni Tommaso,
Gianfranco Continenza,
Mark Eagan,
Tetsuo Sakurai,
Bob Mintzer,
Alex Britti,
Enzo Gragnianiello,
Rossana Casale,
Chryssie Hynde,
Daniele Silvestri,
Laura Pausini,
Noa,
Billy Preston.

Nel 1980 mi hanno assegnato pure un premio, il Telegatto di TV Sorrisi e Canzoni come miglior session-man per la stagione discografica 1979-80.
E' un vero peccato che si sia ormai persa (in Italia) questa sana abitudine, cioè quella di dare anche a chi lavora dietro le quinte e contribuisce a volte in modo determinante al successo di un progetto, la giusta riconoscenza pubblica, ma evidentemente in questa fase della nostra storia, queste cose non interessano più molto....peccato....




(nella foto io sarei quello seduto con la maglietta rossa ed i baffi.....)


Dall'album "Buona Domenica" (1981) poi ho iniziato una lunga e quasi mai interrotta collaborazione sia in studio che dal vivo con Antonello Venditti, per il quale ho arrangiato, in collaborazione con Marco Rinalduzzi e Fabio Pignatelli, alcuni brani (Ricordati di me, Alta marea, Amici mai, Dolce Enrico).


Tour Alta Marea, 1992



Ho collaborato, come tastierista-programmatore, alla realizzazione di numerose colonne sonore di film con Ennio Morricone, Pino Donaggio, Riz Ortolani, Luis Bacalov ed altri.
Ho composto e realizzato numerose colonne sonore per documentari naturalistici della Panda Film (WWF).
Attualmente ho il mio studio presso uno dei migliori studi italiani, Lead Recording Studios di Roma, e continuo a vivere questa meravigliosa avventura......

Continua la mia antica collaborazione con Antonello Venditti, anche se negli ultimi anni ho scelto di dedicarmi quasi esclusivamente ai live.

Dall'estate del 2007 ho rincontrato sul mio cammino Giorgia ed abbiamo iniziato una nuova e divertente collaborazione.

Per il 2009 ho un progetto al quale tengo molto ed al quale mi sto dedicando molto: l'idea è di formare un gruppo con Marco Rinalduzzi (chitarra), Marco Siniscalco (basso) e Marcello Surace (batt) basato esclusivamente su musica strumentale e con brani originali, con qualche influenza Jazz (ma sempre a modo mio) e stando ai presupposti attuali, tutto lascia sperare che sarà sicuramente una bella esperienza ....

E finalmente è iniziata questa nuova avventura il gruppo con Marco Rinalduzzi, Marco Siniscalco e Marcello Surace è nato, il suon nome è Quartetto Nazionale.




Il CD del QUARTETTO NAZIONALE è in vendita on line.....


CLICCA QUI
per acquistarlo.



Contemporaneamente sto collaborando con Gianfranco Continenza (giovane e talentuoso chitarrista), ho partecipato, con molto onore da parte mia, alla realizzazione di un brano inserito su un doppio CD (della ESC Records) dedicato alla Mahavisnu Orchestra, dove alcuni tra i più importanti nomi del panorama musicale mondiale hanno voluto rendere omaggio ad una tra le formazioni musicali che hanno dato un forte impulso allo sviluppo e la contaminazione del Jazz con la musica Rock, nella formazione oltre a Gianfranco c'erano, Walter Martino (batt) e Mark Eagan (bass).




...........continua............








 
xxx
xxx
 
prova
prova
 

 
Chica Boba 2000
WOR 60 (Regata Antigua-Bermuda)
 
POLITICA
 
Desirèe
Barca d'epoca
 
Cippa Lippa
Coockson 12
 
<< | 1 | >>