Ho voluto mettere una pagina dedicata ai viaggi, perché per me, e non sarebbe male se lo fosse un po’ per tutti, è molto importante viaggiare. Credo sia uno degli ingredienti basilari per cercare di avere una vita sana ed equilibrata. Viaggiare non vuol dire solo non stare fermi, viaggiare significa anche variare l’orizzonte, cambiare la prospettiva, è fonte di sempre nuove informazioni su quello che ci sta intorno. Tutto questo serve ad ottenere un'unica cosa, renderci consapevoli di quanto sia meraviglioso il posto che ci è stato assegnato per vivere e di come gli altri popoli, le atre culture abbiano interpretato nei più disparati modi questa lezione.

Mi ritengo una persona fortunata perché ho viaggiato parecchio (ma non sarà mai abbastanza) grazie anche al mio lavoro, crescendo ho continuato a coltivare questo bisogno fino a farlo diventare un cardine del mio sitema basale.
E' diventato così importante nella mia vita che negli ultimi tempi ho addirittura messo su una organizzazione che si occupa di pianificare viaggi molto particolari, con modalità un po’ diverse da quelle usate dal turismo di massa, questa organizzazione si chiama PangeaCrossing ed è nata per poter condividere il piacere di viaggiare, scoprire, vivere, con tutte le persone che....... continueranno a leggere questa pagina
Ma andiamo per ordine.

Un giorno casualmente mi capitò tra le mani un libro di un certo Nino Cirani, architetto, fotografo milanese, il quale aveva fatto della sua passione di viaggare in auto un vero e prorpio lavoro.
Questo signore si era fatto diversi viaggi in giro per il mondo, era arrivato, partendo da Milano, fino a Ceylon (oggi Sri Lanka) nel 1962, poi si era attraversato tutta l’Africa da Cape Town fino a Milano nel 1966 ed infine tutte le Americhe dall’Alaska alla Terra del Fuoco nel 1969, sempre e solamente in macchina, quindi aveva raccolto tutte le sue foto, esperienze e notizie, in una specie di manuale dal titolo “Il Raid Automobilistico” Editoriale Domus (1973), la lettura di quella pubblicazione mi fu fatale.

Questa era la sua Land Rover, la mitica Aziza3



La mia passione per i motori aveva trovato finalmente il suo perché, il fatto che qualcuno avesse pensato di costruire un mezzo meccanico in grado di resitere meglio di qualsiasi autovettura agli strapazzi di strade, piste, sentieri che uniscono via terra gli angoli più remoti del nostro pianeta, mi fece dare a questo mezzo di locomozione forse la stessa valenza che ebbe per il viaggiatore dei secoli addietro, il cavallo.
Cominciai ad interessarmi in modo molto serio, quasi maniacale a questo particolare tipo di mezzo e finalmente intorno al 1975 riuscii a comprarmene uno usato, era una vecchia Land Rover II serie ‘88 del 1962, importata chissà come dall’Inghilterra e per giunta con guida a destra, rimessa su alla meglio, insomma non stava proprio bene ma per me era fantastica.



Un po' alla volta la risistemai per bene, la attrezzai di tutto punto, ispirandomi sempre alla Aziza di Cirani e nell'estate del 1978 ci feci un bel viaggio, ci arrivai fino a Rodi passando dalla Turchia.

Qui è appesa ad una gru per essere messa a bordo di un barcone, unico mezzo per poter arrivare a Rodi dalla costa Turca, visto che in quel periodo Grecia e Turchia erano in guerra e non c'erano traghetti "normali".



Da quel momento questa passione è cresciuta in me sempre di più, praticamente ho sempre posseduto un fuoristrada ed ogni volta l’ho preparato e modificato nei più disparati modi



Verso la fine degli anni ’80 mi ero addirittura preparato una macchina da corsa (una Nissan Patrol 3.3 Td)





e mi ero messo a gareggiare, poi un paio di provvidenziali cappottamenti ed il parapetto di un ponte preso in pieno durante una gara notturna, mi fecero rinsavire e ritornare ad apprezzare le motivazioni che mi avevano spinto fino a quel punto. Mi stavo dimenticando che possedere, conoscere e saper utilizzare per bene un mezzo come un fuoristrada, può dare, a chi riesce ad apprezzarne la vera essenza, la possibilità di utilizzarlo ad esempio proprio per viaggiare. Di certo in modo molto più sicuro di altri mezzi e di poter arrivare in luoghi a volte difficili da raggiungere con i normali mezzi.
Attualmente ho preparato, ma continuo ad aggiornare e migliorare questa "Nuova" Land Rover per le prossime avventure:



......cliccare QUI per saperne di più......



Credo che in fondo tutto questo racchiuda, oltre all'aspetto ludico da non trascurare mai, il mio estremo bisogno di sentirmi libero.
Viaggiare è una cosa meravigliosa dovrebbe essere un bisogno per chiununque, la scusa che non c’è mai tempo per farlo è una stupida bugia e basta.
Ovviamente la disponibilità economica può fare qualche differenza sulle modalità, ma solo per quel che riguarda certe comodità, per il resto la possibilità di riuscire a vedere quanti più posti possibili prima di dover lasciare per sempre questo meraviglioso pianeta, è solo una questione di volontà.

Per vedere il mondo si può viaggiare in tanti modi, basta avere un po' di fantasia ed essere motivati a farlo e poi comunque al ritorno di un viaggio non conta come si è viaggiato, l’importante è averlo fatto quel viaggio, l’importante è averli visti certi posti, l’importante è essere riusciti ad entrare in contatto con le altre razze, scoprire le innumerevoli, fantastiche e diverse culture che si sono sviluppate in ogni angolo di questa meravigliosa palla lanciata a tutta velocità nello spazio; al ritorno di ogni viaggio ci si sente accresciuti, ci si sente un tutt'uno con la nostra madre terra e sempre più a nostro agio a qualsiasi latitudine. Le frontiere fisiche e culturali sembrano assottigliarsi sempre di più, è una sensazione stupenda, ci si sente finalmente vivi.



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I miei Viaggi



Il mio primo viaggio, che si possa definire tale, lo feci intorno ai miei 8/9 anni quando, per dover andare a farmi visitare da uno specialista, mia madre mi dovette portare da Sulmona a Torino e l'unico mezzo praticabile era il treno, qualche volta l'avevo già preso ma fino ad allora non mi era ancora mai capitato di doverci soggiornare per tutte quelle ore. Fu il mio primo vero e lungo viaggio, poi era la prima volta che mi spostavo così lontano da casa, a quei tempi, era circa il 1960, per andare dall’Abruzzo al Piemonte in treno ci volle un’infinità di tempo, questa cosa che oggi mi procurerebbe sicuramente un certo disagio, mi faceva invece un strano piacere, solo l'idea di doverci passare addirittura una notte mi emozionava. Durante le lunghissime ore trascorse a bordo, dopo averlo ispezionato per tutta la sua lunghezza, me ne stavo con il naso appiccicato al finestrino a guardare il paesaggio della campagna italiana scorrere via come in un film, mi dava una strana sensazione, immaginavo le storie di tutte le persone che vivevano nelle case che sfuggivano via velocemente al mio sguardo, quel paesaggio mai uguale che si trasformava in continuazione mi incurisiva da morire, e pensare che stavo attraversando un pezzettino infinatamente piccolo del mondo, si accese qualcosa in me che non si è mai più spento.

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Un altro viaggio che ricordo ancora con gran pacere fu quello fatto con 2 miei compagni si scuola appena presa la maturità. Avevo una fantastica Citroen Amii 8, motore bicilinrico boxer raffredato ad aria, un gioiellino della tecnica dell'epoca, era stato il regalo di mio padre per i miei 18 anni. Con i miei due compagni di scuola per riprenderci dalle fatiche degli esami decidemmo di partire in macchina, con l'obbiettivo di arrivare a Taormina, dove un nostro amico aveva una casa per le vacanze e ci avrebbe ospitato..... nel suo giardino. dormendo rigorosamente sempre in tenda.
Partimmo da Roma con una cassa comune di ben 90.000 lire, ci bastarono per tutto il mese del viaggio, ma erano altri tempi......
La sfida era arrivare al traghetto per la Sicilia senza mai perdere di vista il mare, che doveva rimanere sempre rigorosamente alla nostra destra (andando a sud) e tolta qualche piccola deviazione, rispettammo fedelmente la promessa. Vidi con gli occhi di un ragazzo di 19 anni un Italia nuova per noi giovanotti, scendere lungo la costa calabra agli inizi degli anni settanta scoprimmo lughi come Palinuro, Maratea ecc, fu un esperienza indimenticabile, una specie di iniziazione.
In quel periodo eravamo fissati con la pesca subaquea ed essendoci ancora parecchio pesce lungo le nostre coste, si pescava alla grande, il pesce pescato veniva barattato con i ristoranti che incontravamo lungo il viaggio, in cambio di pranzi e cene, riuscimmo a tornare a casa senza spenderle tutte quelle 90.000 lire…..ma erano altri tempi.....

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La prima volta che misi piede dall’altra parte dell’oceano fu nel 1975, grazie al mio lavoro, a quel tempo facevo parte di una band (Libra) che aveva un contratto con la Motown Records, motivo per il quale “dovetti” trasferirmi per forza negli Stati Uniti. Tra i vari impegni di lavoro ci fu pure un fantastico tour attraverso tutto il Middle-East (Illinois, Kentucky, Missouri, Tennessee, South e North Carolina, West Virginia, Georgia).
Attraversammo tutti quegli stati viaggiando sempre in macchina, su quelle strade viste in centinaia di pellicole che fanno ormai parte del nostro immaginario quando si parla di Stati Uniti. Arrivare in paesetti composti da una ventina di case che si affacciano su un strada che porta sempre lontano, era come entrare in un film, negli anni settanta poi era ancora più emozionante, visto che la lettura di “On the Road” non era poi così remota. La natura era fantastica, il senso di vastità molto forte e la gente ospitale ma molto superficiale, borghese e bigotta, per noi che venivamo da un Italia in fermento come quella degli anni settanta, trovarsi a non riuscire nemmeno a solleticare la curiosità del tuo interlocutore d'oltre oceano su certi argomenti che allora mi sembravano fondamentali, mi colpì in modo particolare. Il contrasto tra la semplicità con la quale si poteva riuscire a proporre e realizzare le proprie idee da quella parti ed una certa rigidità, il falso perbenismo di facciata, l'arretratezza culturale e morale di certe fasce di quella società, mi turbò e non poco, non riuscivo a capire bene. Comunque conclusi che è sicuramente un posto da vedere ma per poterci vivere devi esserci proprio portato oppure costretto. Alla fine dell'avventura dei Libra sarei potuto rimanere lì, non mi mancarono le offerte di lavoro, ma preferii tornare a casa.......chissà come sarebbe andata.

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Il Canada ha sempre rappresentato nella mia mente, forse perché da piccolo rimanevo imbambolato a guardare quei telefilm americani sulle Giubbe Rosse o sui Ranger dei parchi nazionali, il prototipo dell’ambiente naturale perfetto, laghi, boschi, fiumi, cascate, animali, la neve, insomma la perfezione. Quando ci andai per la prima volta ero emozionato ed anche un po’ spaventato per una eventuale delusione, nel senso che sapevo che i ricordi d’infanzia poi verificati con gli occhi di un uomo maturo spesso lasciano delusi, invece in questo caso la verifica non fu affatto deludente, anzi. Se dovessi scegliere tra Canada e Stati Uniti non avrei dubbi, ci son tornato molte volte e la sensazione è sempre più o meno la stessa.

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Verso la fine egli anni settanta, dopo aver finito di preparare la vecchia Land Rover, decidemmo insieme ad un vecchio amico (sempre quello del primo viaggio con l'Amìi 8) di andare in Cappadocia all'interno della Turchia. Arrivammo in Grecia via nave e la attraversammo tutta visitando tutto quello che incontravamo lungo il cammino. Andando verso nord-est si passa per Meteore una zona incredibile, ci sono delle formazioni rocciose che sembrano enormi sassi neri caduti dal cielo, da cui Meteore, sulla cui sommità si trovano dei conventi di preti ortodossi, raggiungibili spesso soltanto tramite degli ascensori sui generis (delle ceste tirate su da carrucole), cosa molto singolare e curiosa, isolarsi dal resto del mondo evidentemente era importante, comunque l'atmosfera all'interno dei conventi era di grande pace e serenità.
In quel periodo la Grecia e Turchia erano in guerra e quando passammo la frontiera, attraversammo il ponte che unisce le due nazioni, una macchina alla volta e piano piano, sotto la mira delle mitragliatrici di entrambi i contendenti, a pensarci oggi mi sembra una cosa assurda.
Arrivati in Turchia cominciammo ascendere lungo la costa visitando Troia, Efeso e tutti gli altri siti archeologici. Avevamo un appuntamento con altri due amici che raggiungevano a Smirne, arrivarono con una settimana di ritardo e il giro in Cappadocia saltò, non avremmo mai fatto in tempo a tornare a Patrasso per prendere il traghetto per l'Italia. Decidemmo allora di ripiegare su Rodi che sta a qualche miglio di mare dalla costa, ma per arrivarci non c'era atro mezzo che imbarcare le macchine su una specie di peschereccio che si sarebbe prestato a portarci, Rodi è greca e noi stavamo in Turchia. Dovemmo fare una lunga trattativa per riuscire a convincere sia il traghettatore turco che le autorità greche a farci rientrare in Grecia da li, ma ci riuscimmo semplicemente pagando. Il barcone era così piccolo che, con le nostre due macchine a bordo, per andare da prua a poppa bisognava sporgersi fuori bordo tenendosi al paraurti della macchina. Quando nel porto di Rodi videro entrare una imbarcazione battente bandiera Turca ci fu un certo allarme e ci accolsero con i mitra puntati ed una certa tensione, poi capito di che si trattava la cosa finì li.
Rodi è una bella isola e la girammo tutta, trovammo una splendida spiaggia a sud di Lindos dove passammo 10 giorni in completa solitudine e con un mare fantastico.

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Nel '79 il direttore artistico dell'RCA mi propose di realizzare il primo LP di Rino Gaetano con questa etichetta discografica, fino ad allora aveva registrato per la IT, il "problema era che bisognava andare in Messico per almeno un paio di mesi, non lo feci neanche terminare....All'apertura del portellone dell'aereo, una volta atterrati mi prese un colpo, caldo soffocante ed umido misto ad un aria pesante ed inquinata (all'epoca Città del Messico aveva già 20.000.000 di abitanti, una follia), poi c'era il piccolo particolare che questa città sta oltre i 2.000 di altitudine e per finire all'interno di un enorme cratere vulcanico, insomma non è un posto molto salubre. Ma il contesto è sicuramente unico.
Eravamo lì perché il disco di Rino doveva avere un po' di sapore centro-americano, per cui l'apporto di musicisti locali era fondamentale. Passai parecchi giorni a girarmi tutti locali dove suonano i Mariachis (formazioni musicali locali) per trovare i musicisti che avrebbero partecipato alle registrazioni. Fu un esperienza esaltante e molto divertente.
Finite le registrazioni approfittammo per passare una settimana ad Acapulco, visto che eravamo da quelle parti.
Dopo molti anni sono tornato (purtroppo) solo a Cancun zona di villeggiatura, comunque il mare e la costa da quelle e gli insediamenti Maya parti meritano sicuramente un viaggio.

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La prima volta che misi piede in Africa fu per andare in Marocco con A. Venditti per lavoro, la meta era Marrakech.
arrivammo in aereo a Casablanca e ci facemmo in taxi da qui a Marrakech. A me tocco una vecchia Mercedes blu 220Td, con le mantovane sui vetri tutta addobbata, appena entrai in macchina il tassista infilò una cassetta con the Dark Side of the Moon dei Pink Floyd ed il viaggio assunse subito una connotazione molto pittoresca.
Marrakech è un posto da vedere sicuramente prima o poi, ricordo di una cena in ristorante all'interno della Medina molto gradevole. Il ristorante si sviluppava intorno ad un cortile pieno di vegetazione e fontane, tutto rivestito di piccole maioliche colorate di azzurro, la luce, distribuita solo da lumi e candele, era molto soffusa, tutto era cosparso da petali di fiori profumati, dai pavimenti ai tappeti ai tavoli, un paio di musicisti locali suonavano brani in stile locale, insomma c'era un atmosfera da mille ed una notte, il cibo fu cous cous di montone cotto in modo perfetto e per finire una danzatrice del ventre ci rallegrò la fine del pranzo dopo che il vino aveva fatto il suo effetto.

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Mi ero ripromesso di andare a vedere prima o poi queste benedette Maldive di cui tutti parlano ed un anno subito dopo capodanno partii per questo angolo di paradiso. Scegliemmo un isolotto di 350m x 150 con solo una quarantina di bungalow che nascosti dalla vegetazione che davano sul mare, l'isola si chiama Batala e sta nell'atollo di Ari. L'arrivo all'isola con una barca veloce che impiega due ore dall'aeroporto di Malè, fu entusiasmante, man mano che ci avvicinavamo mi rendevo conto che quel ciuffo di verde in mezzo all'oceano Indiano doveva essere un paradiso e così fu. I pesci intorno alla barriera corallina dell'isola erano in quantità industriale, in altri viaggi ai tropici non mi è ancora capitato di vederne così tanti diversi e tutti insieme. Dopo qualche giorno incontrare uno squalo non era più nemmeno una novità, anche se ogni volta un pizzico di apprensione c'è sempre. Dopo quella volta sono tornato altre volte alle Maldive, visitando altre isole, ed ogni volta è sempre stato meraviglioso.

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Non ero mai stato in Giappone e mi riproponevo di andarci, con i mondiali di calcio di qualche anno fa ci fu l'occasione di dover andare a suonare per la nostra squadra e fu la volta buona.
I giapponesi sono un popolo veramente strano, innanzi tutto quasi nessuno parla inglese, i cartelli stradali sono un'infinità di casette senza alcun senso per noi e se non hai un interprete sei fottuto, la loro meticolosità è qualcosa di quasi imbarazzante, ma hanno una cultura ed una storia molto forte e la differenza con noi è incredibile. A volte mi sembrava di stare su un altro pianeta, molte cose che per noi hanno, bene o male una logica, a prescindere se si è norvegesi o tunisini, lì non è così, ci sono cose che non possiamo capire della loro mentalità , ma esercitano sempre un certo fascino ed incuriosiscono i viaggiatori attenti.
La voglia di assomigliare agli occidentali sui giovani è molto dominate, cercano di emulare dall'abbigliamento, al colore dei capelli (molti sono tinti di biondo) agli atteggiamenti i ragazzi europei o americani e fa un certo effetto vederli, ma la globalizzazione vuol dire anche questo e ci dobbiamo fare l'abitudine. Le città sono sconfinate Tokyo è immensa ci vogliono ore, con un traffico senza senso per riuscire ad uscire dalla città. in compenso i famosi treni e la loro puntualità sono pazzeschi.
Una cosa che mi ha colpito è stato vedere in uno dei paesi più tecnologicamente avanzati, i fili della corrente che corrono all'esterno spesso sostenuti da pali di legno come da noi un secolo fa, poi mi hanno detto che è per via dei terremoti in questo modo p più semplice intervenire...sarà???


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Il Sinai è un posto da vedere assolutamente, senza parlare della sua storia millenaria ed la rilevanza religiosa che ha, è un posto dove deserto (prevalentemente roccioso) e mare si mescolano in modo incredibile. Le sue coste sono uno spettacolo, mettendo in naso sott'acqua poi si rimane incantati dai colori della barriera corallina e dal moltitudine di animali che la popolano. Qui ho comnciato ad innamorarmi del deserto nella sua accezione più alta, anche se in questa zona è presente solo una tipologia di deserto, l'aria che si respira è esattamente uguale a quella di tutti gli altri deserti del mondo che poi ho avuto modo di vedere.

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Ne avevo sempre sentito parlare, visto foto, quadri, e quant'altro, ma facevo fatica a ricordarmi dove fosse situata esattamente, finchè un giorno decidemmo che era giunta l'ora di andarci. L'isola e Bali, una bella isolona nell'arcipelago Indonesiano, incastrata subito dietro a Sumatra e Giava.
Sono molto affezionato a Bali perché credo abbia salvato la vita a me e mia moglie, il fatto è che quel Dicembre stavamo per andare in Thailandia e precisamente a Kao Lack, bene saremmo aprtiti il 23, il 26 ci fu uno Tsunami pazzesco che uccise in tutta l'area centinaia di migliaia di persone. Nel posto che avevamo scelto non sopravvisse quasi nessuno.Per cui l'idea di cambiare destinazione all'ultimo momento fu molto gradita e mi ha fatto affezionare a ques'tisola.
Bali è l'unica isola dell'indonesia di religione Induista, si respira sempre un'aria mistica, sarà la sua musica (Gamelan) i profumi, i colori, i templi pieni di incensi e fiori, insomma è tutto molto rilassato e gradevole.

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link con i diari di bordo di alcuni viaggi fatti nel Nord Africa negli ultimi anni:

Tunisia

Libia 1 (2005)

Libia 2 (2005)

Libia 3 (2010)

.......continua........